UTILI PER TUTTE LE STAGIONI

Le polizze D&O sono coperture flessibili che garantiscono la tutela del patrimonio personale e anche l'immagine dell'azienda. Il mercato è sempre più ampio e all'avanzare delle nuove minacce corrisponde, finalmente, anche l'aumento della cultura del rischio

UTILI PER TUTTE LE STAGIONI hp_stnd_img
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 33 Pagina: 58 - 60
Nel settembre scorso, lo scandalo legato alle emissioni dei motori diesel di Volkswagen, sollevato negli Stati Uniti e propagatosi in tutta Europa, ha portato conseguenze molto serie per la casa automobilistica di Wolfsburg, che ha chiuso il 2015 con un calo delle immatricolazioni pari al 2%. Le responsabilità di quanto accaduto sono ovviamente ricadute sul management e il primo a farne le spese è stato l’ex amministratore delegato, Martin Winterkorn, che si è dimesso, sostituito da Matthias Müller. 
Nelle settimane successive alla resa pubblica di ciò che è stato chiamato Dieselgate, sono state diffuse alcune indiscrezioni sulla cifra che le assicurazioni avrebbero dovuto sborsare per gli indennizzi legati alle polizze di responsabilità professionale del management e per le D&O. Secondo l’autorevole quotidiano tedesco, Süddeutsche Zeitung, il gruppo avrebbe assicurato il rischio, con un consorzio assicurativo, per una cifra che oscillerebbe dai 350 e i 500 milioni di euro. 

Il caso Volkswagen è solo un esempio, anche se macroscopico, di qualcosa che accade quotidianamente: cioè un evento che coinvolge gli amministratori di un’azienda, a tutti i livelli, e che può portare a conseguenze drammatiche sia a livello economico sia sotto il profilo della reputazione e dell’immagine di tutta la società. La polizza D&O, una volta appurati tutti i profili di responsabilità degli amministratori coinvolti nel caso e accertato che non ci sia stato dolo o colpa grave, si attiverà per mettere al riparo i manager e l’azienda stessa da ulteriori esborsi che potrebbero essere davvero consistenti. 


UN MERCATO CHE SI ADATTA

A livello internazionale, le D&O sono diffusissime e anche in Italia il mercato sta accelerando: le compagnie che vendono questo tipo di polizza dichiarano raccolte in continua e graduale progressione. Se per le grandi aziende, soprattutto quelle multinazionali, la D&O rappresenta una copertura quasi banale, le Pmi e le micro attività italiane devono ancora entrare nell’ottica che questo tipo di polizza può salvare patrimonio e professionalità. 
Il mercato, d’altra parte, c’è. Negli ultimi anni, le compagnie hanno dimostrato un sempre maggiore interesse per la D&O e all’aumentare della richiesta corrisponde un’offerta sempre più attenta. Di base, il prodotto opera in forma claims made, ovvero a copertura di tutte le richieste risarcitorie presentate per la prima volta durante il periodo di validità della polizza, purché non conosciute alla data di stipula. Tuttavia, il mercato, seguendo le esigenze, sottoscrive estensioni e nuovi rischi che si adattano anche alle nuove normative. 





GARANZIE ED ESTENSIONI DA VALUTARE

Sta crescendo, per esempio, la consapevolezza sull’importanza di assicurare gli errori pregressi oppure di aggiungere la garanzia postuma: sono questi particolari, o limitazioni, che incidono molto sulla qualità della polizza. “La copertura D&O – spiega Giorgio Grasso (nella foto), avvocato dello studio legale internazionale, Simmons & Simmons – in teoria è illimitata retroattivamente, ma le compagnie possono decidere di delimitarne il periodo: tutto rientra nella libera disponibilità delle parti, se limitare la retroattività e magari dare una garanzia postuma. Sotto l’aspetto della tutela del contraente, quando si va a limitare la retroattività della D&O occorre far sottoscrivere la clausola due volte. Per quanto riguarda, invece, la postuma, si tratta di un’estensione e non di una garanzia automatica”. 

Certe categorie sono più esposte di altre a richieste di risarcimento che giungono anche a distanza di anni. Una di queste è chiaramente quella dei medici e degli esercenti le professioni sanitarie, mentre un’altra è quella dei sindaci dei collegi delle società. In quest’ultimo caso, le compagnie possono offrire la possibilità di copertura anche fino a cinque anni dalla cessazione dalla carica. Ma è chiaro che, se nell’esercizio della propria professione, un individuo ricopre lo stesso ruolo in un altro collegio sindacale, la polizza potrebbe non coprire più, anche perché al manager, molto probabilmente, sarà proposto di stipulare un altro contratto a carico della nuova azienda. 


LA POLIZZA SEGUE IL PROFESSIONISTA

Le nuove normative, specialmente quelle legate alla tutela della privacy (con il nuovo regolamento europeo che inasprirà le pene), al cyber risk e alla protezione ambientale, comporteranno nuove tipologie di risarcimento: “l’aumento di rischio – secondo Grasso – sta producendo cultura del rischio e un’azienda corretta deve pensare a una polizza assicurativa per cercare di mettere al riparo i propri dirigenti da richieste di risarcimento che possono mettere a repentaglio la loro professionalità e l’immagine stessa dell’impresa”.
La D&O è in grado di tutelare un manager anche nei casi di furti di dati. Pensiamo a tutte quelle società il cui core business sono proprio i dati personali: come le compagnie telefoniche, i provider internet, i client di posta elettronica. 
“Stiamo parlando – conclude Grasso – di rischi relativamente nuovi, ma che le grandi aziende gestiscono attraverso le D&O con una prassi banale. Per quanto riguarda le Pmi e le micro imprese, invece, la penetrazione di questo tipo di copertura è più difficile. Il consiglio, quindi, è sempre quello di stipulare una polizza personale, per essere sempre tutelati a livello professionale, indipendentemente dal tipo di azienda per cui si operi”.


QUEI SINISTRI NUOVI E NASCOSTI

Negli ultimi anni, il contenzioso sui temi delle responsabilità professionali è aumentato molto. Tuttavia, gli episodi che arrivano alle fase dibattimentale sono solo uno spicchio della torta: spesso i sinistri più delicati si chiudono attraverso una transazione tra le parti che non passa dalle aule di tribunale.
“Le ragioni sono tante – commenta Giorgio Grasso, avvocato dello studio legale internazionale, Simmons & Simmons – ma molto dipende dalla nota lunghezza dei tempi delle cause legali in Italia. In seconda battuta, la fase transattiva permette alle aziende di tutelarsi dalla cattiva pubblicità, soprattutto sulle questioni sempre più spinose del danno ambientale e del cyber crime”. 

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