AIBA, I BROKER DALLA PARTE DELLE PMI

Al convegno nazionale dell’associazione si È parlato di piccole e medie imprese italiane, tra crisi di liquidità e sottoassicurazione. Gli intermediari propongono un tavolo tra compagnie, banche e mondo produttivo

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👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 13 Pagina: 18 - 19
I broker sono pronti a essere l’interlocutore privilegiato delle piccole e medie imprese italiane per aiutarle a superare le difficoltà di finanziamento. La raccolta di capitali è spesso il problema principale di imprese sane che però non riescono a investire nelle proprie idee, proprio per la mancanza di liquidità. Negli ultimi tre mesi, il 17,2% delle piccole imprese e il 12,3% delle medie non ha ottenuto il finanziamento richiesto a banche o società finanziarie, un problema molto serio se consideriamo che le Pmi scontano un’eccessiva dipendenza dal finanziamento bancario, che incide per il 70%, una percentuale molto più elevata rispetto agli altri Paesi industrializzati. 

A questo si aggiunge la storica e pesante sottoassicurazione: il 14% delle imprese piccole e medie non è assicurato contro gli incendi, il 31% non si protegge dai furti e per quanto riguarda i rischi emergenti, solo il 28% si tutela da rischi tecnologici. Il 23% non ha coperture di responsabilità civile prodotti, una percentuale ancora più bassa ha sottoscritto una polizza credito o cauzioni (il 15%) e coperture inquinamento (12%). Soltanto il 3% si assicura contro le interruzioni di attività.

Questi sono alcuni dei dati presentati a fine marzo in occasione del convegno nazionale di Aiba ed estratti da una ricerca, intitolata Il mercato assicurativo delle Pmi e il ruolo dei broker, curata dall’associazione in collaborazione con Innovation Team. Alla luce di queste condizioni, Aiba ha lanciato l’appello per l’avvio di un confronto con il sistema bancario per superare il credit crunch attraverso un patto aziende, assicurazioni e istituti di credito; anche perché le imprese assicurate sono più affidabili rispetto agli impegni proprio nei confronti delle banche.  


FINANZA “CREATIVA”

Il problema della sottoassicurazione è una questione storica e dolorosa per l’Italia. In primis perché coinvolge imprese, ma anche famiglie che non tutelano così la propria ricchezza personale e i propri investimenti. “È necessario – ha detto il presidente di Aiba, Carlo Marietti Andreani – fare una riflessione anche sulle polizze contro le catastrofi naturali, non solo perché la copertura può aiutare la business continuity di un’azienda, ma anche perché il profilo di rischio di fronte all’erogatore di credito sarebbe notevolmente ridimensionato”. In questo senso, Aiba si propone come interlocutore trasversale, perché il broker ha l’expertise per operare a fianco della piccola e media impresa. Occorre sbloccare il finanziamento bancario, ma anche allentare la dipendenza dalla liquidità degli istituti, valorizzando fonti di finanziamento alternativo. 


LA POLIZZA? SENZA VALORE

Il mondo produttivo, le associazioni e le istituzioni provano quotidianamente a indirizzare le imprese verso l’assicurazione, e i nuovi capitali. “Le ragioni della sottoassicurazione – ha spiegato Maria Luisa Cavina, responsabile del servizio di vigilanza assicurativa di Ivass – sono molteplici: le polizze non sono percepite come un valore, oppure hanno costi alti non affrontabili in momenti di crisi, o ancora manca fiducia nell’assicurazione”. Ecco perché intermediari e compagnie devono intervenire per stimolare la cultura assicurativa attraverso investimenti in innovazione, formazione e gestione del rischio.
“Le compagnie – ha evidenziato Aldo Minucci, presidente di Ania – hanno proprie responsabilità, soprattutto perché non sanno comunicare. Tuttavia, in questi ultimi anni, le imprese stanno innovando per essere più vicine al cliente. Bisogna inoltre convincere le istituzioni sul tema delle catastrofi naturali in ottica di condivisione di responsabilità tra pubblico e privato”. Secondo Minucci, la polizza abitazione contro le catastrofi naturali, che costano 3,5 miliardi di euro allo Stato ogni anno, potrebbe liberare risorse per il rilancio dell’edilizia. 

Ma proprio il presidente di Assoedilizia, Achille Lineo Colombo Clerici, ha espresso forti dubbi riguardo l’utilità di una polizza obbligatoria, ricordando il problema dell’assicurabilità delle migliaia di abitazioni abusive nel nostro Paese e l’impossibilità delle compagnie, nelle condizioni attuali, di non fare affidamento sullo Stato quale assicuratore di ultima istanza. 


FINALMENTE I MINIBOND 

Eppure, ci sarebbe un mercato ricco, con un’alta possibilità di investimento: quello dei minibond. Si tratta di un’opportunità straordinaria per il finanziamento delle Pmi, come ha ricordato Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi, l’associazione italiana del private equity e venture capital: “all’estero le obbligazioni delle Pmi sono attrattive per molti fondi di private equity che lavorano proprio con i broker”. 
Le imprese devono quindi porsi in modo diverso nei confronti del mercato dei capitali, aggregandosi, facendo network sulla base di una comune logistica, condividendo sistemi informativi ed economie di scala. “Anche così può svilupparsi il ruolo del broker – secondo Luigi Amato Molinari, consigliere della Camera di commercio di Milano –, che non si può limitare a vendere polizze, ma deve aiutare le imprese a dirigersi verso nuove opportunità di guadagno”. 


IL RITORNO ALLA TERRA 

Un settore soddisfatto delle polizze e del lavoro degli intermediari è quello agricolo. L’agricoltura è l’unico comparto in crescita per produzione, numero di addetti ed export. Il valore del mercato assicurativo, come ha spiegato Albano Agabiti, presidente di Asnacodi (Associazione nazionale Condifesa), è passato da tre a sette miliardi di euro dal 2004, con un risparmio enorme anche per lo Stato. “Gli agricoltori – ha detto – rappresentano un’importante fonte di domanda per gli assicuratori. Dopo la riforma del 2004, le polizze sono diventate tutte multirischio, a copertura di ben nove rischi”. La strada è il ritorno alla terra?

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