TRA SFIDE TECNOLOGICHE E PROBLEMATICHE ASSICURATIVE

I rischi che gli assicuratori fronteggiano fanno parte di un universo in espansione, nel quale gli assicurati si scontrano con una realtà soggetta a cambiamenti che si presentano a un ritmo sempre più accelerato. Si tratta dei cosiddetti rischi emergenti, il cui potenziale è a stento prevedibile e certamente difficile da calcolare: vera e propria materia oscura che gli operatori del settore cercano di affrontare elaborando complessi modelli di previsione

01/04/2019
👤Autore: Cinzia Altomare Review numero: 62 Pagina: 50
L’emersione di nuove minacce è un processo continuo: fino a tempi recenti, alcuni dei rischi che oggi siamo in grado di valutare e parametrare hanno fatto parte di questa categoria. Solo pochi decenni fa, ad esempio, cominciavamo a intuire la portata letale dell’amianto, mentre oggi abbiamo contezza dei terribili effetti di questo minerale sulla salute umana e dei costi che il comparto assicurativo ha sostenuto e sostiene per compensarne le conseguenze.
In genere, si definiscono emergenti quei rischi che per le loro caratteristiche sfuggono ai correnti criteri di valutazione e che attuari e sottoscrittori fanno fatica a modellizzare, ma per i quali è possibile prevedere un impatto significativo a livello sociale, economico e, in ultima analisi, assicurativo.
Taluni di questi rischi potrebbero essere già parzialmente emersi, ed è anche possibile che abbiano cominciato a essere oggetto di assicurazione, ma comportano ancora un tale livello di incertezza, da necessitare di tempo, ricerche ed evidenze, per stabilizzarsi come coperture assicurative tradizionali.
Una caratteristica tipica di questi rischi risiede nella loro globalità ovvero nella loro natura potenzialmente sistemica. Spesso essi rivelano anche una certa capacità osmotica, influenzandosi e aggravandosi l’uno con l’altro. Tra questi le minacce che emergono da nuove tecnologie e processi, come ad esempio i rischi che riguardano gli organismi geneticamente modificati, le nanotecnologie, la fratturazione idraulica o fracking e l’ormai temutissimo cyber risk.
Essendo difficilmente inquadrabili nelle coperture assicurative più tradizionali, questi rischi finiscono per essere collocati nelle cosiddette specialty lines, una sorta di contenitore nel quale confluiscono tipologie di coperture anche molto diverse e che ciascuna compagnia gestisce e organizza a suo modo. Molti assicuratori, ad esempio, pongono tra le specialty lines i rami meno convenzionali della responsabilità civile, come la D&O, la E&O e le professional indemnities in genere. All’interno di questo coacervo di tipologie assicurative troveremo quindi i rischi emergenti, ma anche rischi non nuovi, le cui implicazioni e conseguenze continuano a emergere, oppure minacce le cui cause sono conosciute, ma il cui potenziale impatto si aggrava di giorno in giorno, senza che vi siano ancora idee precise su come controllarlo. A quest’ultima categoria appartengono, ad esempio, i rischi legati ai cambiamenti climatici e all’inquinamento.

UN PROBLEMA DI SOSTENIBILITÀ 

Quale che sia la loro provenienza e collocazione e nonostante la loro diversità, tutti questi rischi hanno in comune un connotato fondamentale: sono sì individuati dagli operatori del settore come una minaccia, ma rappresentano anche e soprattutto un’opportunità sulla quale vale la pena di investire e intorno alla quale ci si aspetta che si coagulino i bisogni di un mercato altrimenti asfittico e incapace di evolvere.
Il cyber risk, per fare un esempio assai popolare, è riconosciuto come una delle minacce più temute nell’ambito dell’economia mondiale. Il numero degli incidenti subiti dalle infrastrutture tecnologiche e informatiche si intensifica ogni giorno e Allianz Risk Barometer 2018 individua gli attacchi informatici al secondo posto tra i rischi di cui le aziende hanno più paura. Eppure, nonostante la consapevolezza della minaccia cibernetica sia in continuo aumento e si contino a decine gli assicuratori che offrono coperture in quest’ambito, il mercato del cyber risk stenta a decollare e si mantiene ben al di sotto delle promesse. 
Nel nostro Paese i costi per le perdite determinati da questo fenomeno sono stati valutati in miliardi di euro. Secondo McAfee, i soli danni alla reputazione e da perdita di profitto ammonterebbero a oltre 8,5 miliardi di euro, pari a circa lo 0,6% del Pil, e le perdite dovute a interruzioni operative dei sistemi supererebbero addirittura i 14 miliardi di euro. Ma le polizze cyber vendute in Italia sono ancora pochissime, e anche all’estero le compagnie specializzate lamentano difficoltà a ingranare.
In generale, gli intermediari notano una certa confusione e incoerenza nei testi di polizza offerti, che risultano spesso contraddittori e poco agganciati alle problematiche vissute dalle aziende, il che rende oggettivamente difficile la loro collocazione. D’altro canto, però, bisogna fare i conti con un terribile convitato di pietra: la sostenibilità economica di un fenomeno assai complesso sul piano assicurativo, il cui impatto è potenzialmente devastante. Questo aspetto, unitamente all’estrema volatilità del sistema regolamentare a livello europeo e mondiale, costituisce un fattore di rischio difficilmente sostenibile per gli assicuratori, che si difendono limitando il più possibile la portata delle coperture offerte. 
Per non parlare poi dei danni che non è proprio possibile assicurare: uno dei costi più temuti dalle aziende in seguito agli attacchi informatici è rappresentato dalle cospicue sanzioni che verrebbero loro inflitte in caso di danno, il che, com’è noto, non può essere oggetto di copertura nella maggior parte dei sistemi giuridici esistenti. 

RISPOSTE EFFICACI PER NUOVI MERCATI

Analoghe considerazioni valgono anche per ambiti assai diversi da quello informatico, perché i rischi emergenti o comunque in grado di rappresentare una minaccia per la società e l’economia, e al contempo un’opportunità per il comparto assicurativo e finanziario, sono numerosi e in continua evoluzione. 
L’utilizzo di nanomateriali comporta oggi straordinarie potenzialità. Secondo Science Insider, il valore dei prodotti basati sulla nanotecnologia supererà presto i 3.000 miliardi di dollari e interessa praticamente tutti i settori produttivi, dall’elettronico al chimico, dal farmaceutico al meccanico e aerospaziale. I rischi associati all’esposizione dell’uomo e dell’ambiente a questi materiali sono già stati in parte identificati dalla ricerca scientifica, e vengono analizzati per il loro impatto sui prodotti assicurativi. Anche in questo caso, come per il fenomeno del fracking e per altre minacce con rilevanza globale o sistemica, i mercati attendono proposte efficaci dagli assicuratori.

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