IMPARARE DAI SINISTRI: LA PAROLA ALLE AZIENDE

Una brutta esperienza, come quella di un incidente, può essere un'occasione preziosa per stimolare processi virtuosi. La tavola rotonda conclusiva del convegno ha dato spazio alle esperienze delle imprese, per mostrare le modalità con cui gestiscono i rischi e l'efficacia delle polizze sottoscritte

30/08/2017
👤Autore: Beniamino Musto Review numero: 46 Pagina: 44
Come nell’edizione 2016, anche quest’anno il convegno sui rischi organizzato da Insurance Connect ha voluto dare voce direttamente alle aziende, per provare a capire quali sono gli obblighi e le responsabilità a cui sono sottoposte, quali attività di prevenzione mettono in atto e cosa avviene in caso di sinistro. Per il settore assicurativo ascoltare queste esperienze è importante, perché, come ha sottolineato in apertura il presidente di Aipai, Francesco Cincotti, “ciò deve stimolare un cambiamento di visione. Gli assicuratori dovrebbero imparare dai sinistri, perché da un’esperienza negativa si possono trarre utili insegnamenti e linee guida per migliorare”. Secondo il presidente di Aipai, gli imprenditori che hanno gestito e strutturato meglio le proprie aziende in funzione dei rischi “sono quelle che hanno imparato a farlo dopo aver subito un incidente”.


IL PERICOLO DEL FURTO DI DATI

La platea di imprese invitate a parlare nel corso del convegno è stata molto eterogenea: dalla multinazionale alla piccola azienda a gestione familiare, a quelle di medie dimensioni. Tra queste ultime c’è Isagro, realtà che opera nell’area dei farmaci per l’agricoltura: pur fatturando 150 milioni di euro, quest’azienda è un competitor diretto di colossi come Basf e Bayer. “Noi inventiamo molecole – ha spiegato il presidente di Isagro, Giorgio Basile – quindi tra i principali rischi a cui siamo esposti c’è quello del furto della proprietà intellettuale dei progetti. Il nostro modello di business – ha affermato – è di per sé rischioso”. L’azienda, infatti, arriva a investire fino a 20 milioni di euro in ricerca e sviluppo, e circa 10-12 anni di tempo per portare sul mercato un nuovo prodotto. Il presidente di Isagro ha quindi rivolto un invito al mondo degli assicuratori “a fare di più”, ad esempio “sviluppando quel ruolo consulenziale capace di offrire un forte contributo all’impresa nel farla crescere. Ma il mio invito – ha aggiunto – è anche quello di formare persone preparate: potenziali risk manager in grado di orientare l’azienda verso delle efficaci pratiche di gestione dei rischi”.


COME PREVENIRE GLI ATTACCHI INFORMATICI

Il rischio del furto di dati è una minaccia monitorata con attenzione anche da un’altra impresa presente al convegno: il gruppo Fontana. L’azienda, che produce bulloni, è una multinazionale, con 4.500 dipendenti sparsi per il mondo, e un fatturato annuo di un miliardo di euro. Come ha spiegato Simone Parravicini, corporate Ict director del gruppo Fontana, “il nostro maggior valore strategico è rappresentato dal disegno dei bulloni, che produciamo per le case automobilistiche. Le nostre dimensioni globali – ha ammesso – ci hanno portato sempre di più a essere nel mirino di attacchi informatici”. Questo ad esempio è stato osservato quando l’azienda ha cambiato la piattaforma di posta elettronica. “Siamo stati attaccati non appena abbiamo effettuato il passaggio dei sistemi, ma per fortuna siamo riusciti a fronteggiare la minaccia”. Prima ancora di trasferire il rischio in una polizza cyber, il gruppo Fontana ha infatti deciso di gestire il problema attraverso la creazione di team trasversali su tutte le filiali globali, mappando i propri asset informatici e creando una matrice di informazioni che permettesse di capire come e quali minacce potrebbero intervenire nei confronti dell’azienda. “Chiaramente siamo anche dotati di tutti gli strumenti tecnologici indispensabili, ma ciò non ci mette al riparo dagli attacchi. Per questo – ha evidenziato Parravicini – è molto importante sviluppare una cultura aziendale: le persone devono imparare prestare la giusta attenzione a ciò che avviene in azienda. Perché un attacco informatico può essere provocato anche da una sola mail all’apparenza innocua”. 





SICUREZZA, UNA PRIORITÀ PER TUTTI

Per altre realtà, gestire efficacemente i rischi si traduce in un forte peso dato al tema della sicurezza. È il caso di Fiera Milano, realtà molto complessa e articolata, in cui operano una pluralità di soggetti: dipendenti, fornitori, espositori, e i loro appaltatori. “Siamo dotati di un’ampia tipologia di polizze – ha spiegato Gabriella Fraire, responsabile dell’ufficio assicurazioni di Fiera Milano – per far fronte ai rischi più grandi, non controllabili. Precisato ciò, noi diamo molta importanza alla fase di protezione e prevenzione svolta da una nostra unità interna, specializzata in analisi della regolamentazione”. In una realtà che ospita manifestazioni che possono arrivare a coinvolgere anche 2.000 espositori (con annessi consulenti, fornitori e appaltatori), il sinistro non è un’eventualità affatto remota. “Duemila espositori significa duemila cantieri di lavoro attivi per l’apertura di una manifestazione, con tutti i rischi che ne derivano. Quindi tutti i soggetti che partecipano all’organizzazione di un grande evento fanno parte del progetto di protezione e prevenzione. Tutti – ha evidenziato Fraire – devono essere sensibili all’argomento sicurezza”.


L’INCIDENTE CHE NON TI ASPETTI

Altri aspetti interessanti sono emersi dalle testimonianze di due aziende di dimensioni più piccole. Una è quella portata da Giorgio Curta, proprietario dell’omonima azienda che stampa polipropilene e polistirolo espanso. Curta, che ha recentemente subito un pesante incendio, ha manifestato la propria soddisfazione relativamente alla gestione del sinistro. “Per noi – ha spiegato – il pericolo maggiore è l’incendio. Il rischio è stato valutato e analizzato per tempo, e la polizza che avevamo sottoscritto si è dimostrata molto valida sotto tanti aspetti. L’incendio è avvenuto di sabato, e il lunedì successivo avevamo già in azienda periti e risanatori, che si sono messi all’opera per farci ripartire il prima possibile”. Tuttavia le aziende sono sottoposte anche a rischi inaspettati. È ciò che è accaduto alla Foppapedretti, celebre impresa produttrice di mobili, che conta 200 dipendenti. Lavorando il legno, va da sé che uno dei rischi a cui l’azienda è più esposta è quello dell’incendio. Eppure, come ha raccontato Giovanni Pizzagalli, risk manager dell’azienda, “un sinistro che abbiamo subito recentemente ha riguardato il furto di rame”. Un caso, questo, in cui si evidenzia quanto diventi utile imparare dai sinistri. “Spesso – ha detto Pizzagalli – ci si focalizza troppo solo sui rischi classici, ma un incidente come questo, che non avevamo preventivato, ha tenuto ferma l’azienda per una settimana”.


DAL PERITO ALL’ASSUNTORE

Nel rapporto con l’assicuratore la protezione inizia già nella fase assuntiva, secondo quanto ha osservato Francesco Cincotti, presdiente di Aipai. “Se l’imprenditore si trova con una polizza fatta male o non studiata su misura per le esigenze della sua azienda, si ritroverà una polizza inefficace, che deluderà ciò che gli è stato promesso nel contratto di polizza. Se questa promessa è stata fatta con superficialità, poi nel momento del bisogno non potrà dare gli effetti sperati”. Per questo, secondo il presidente di Aipai, può risultare molto utile l’aiuto che i periti potrebbero dare ai reparti assuntivi, che “dovrebbero approfittare maggiormente delle professionalità che si sono sviluppate con il lavoro sul campo”. Si è detto concorde su questo punto anche il presidente di Ugari, Nicola Cattabeni, secondo cui, tuttavia, “le compagnie lavorano a compartimenti stagni”. Per questo motivo Cattabeni ha manifestato la necessità di rivedere il modello organizzativo delle compagnie. “Il mondo assicurativo non è ancora sufficientemente pronto all’innovazione”. Secondo il presidente di Ugari, nel mondo assicurativo si sta cambiando il contorno, non il contenuto. “Per cambiare il contenuto ci sarebbe bisogno di una rivoluzione culturale. Gli operatori del settore dovrebbero “fare uno sforzo per rivedere la realizzazione dell’offerta, non solo del prodotto, e anche gli intermediari dovrebbero fare questo passaggio culturale. In tutto ciò – ha concluso – i giovani assicuratori possono dire la propria se venissero inclusi nella revisione del modello organizzativo”.

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