VISIONE STRATEGICA E TRASVERSALITA'

Metodologie, approcci e scelte organizzative saranno sempre più allineate tra comparto bancario e assicurativo. La conformità sarà intesa non solo in ottica regolamentare ma anche ai fini della redditività della compagnia, e in modo pervasivo attraverso le diverse funzioni aziendali

21/02/2017
👤Autore: Laura Servidio Review numero: 41 Pagina: 48 - 51
A partire dal 2007, la funzione compliance si è nel tempo consolidata a livello organizzativo. “In primis nel mondo bancario ma a seguire anche nelle assicurazioni, dove gli ultimi provvedimenti normativi impegneranno significativamente i professionisti della conformità”. 
Ad affermarlo, Claudio Cola, presidente di Aicom  (Associazione italiana compliance), che spiega come quest’area, inizialmente intesa come funzione regolamentare volta a mitigare il rischio di non conformità alle normative interne ed esterne, sia oggi divenuta trasversale e strategica. Svolgendo, non solo un’attività di identificazione delle norme applicabili all’azienda, ma anche “una valutazione dell’efficacia delle misure adottate in termini di processi e procedure, anche a fronte degli adeguamenti organizzativi, con un forte impatto sui flussi informativi interni ed esterni”. 


ORSA, ANCHE PER CREARE VALORE

Oltre alla trasversalità, vi è un altro aspetto da mettere in luce, secondo Ruggero Battisti, socio di Global Management Group: in un quadro orientato a Solvency II, l’importante attività dell’internal audit dovrà essere ancora più pregnante, ed è fondamentale che una funzione non sovrasti l’altra, ma che vi sia la massima collaborazione e una comune visione strategica. “Qui – spiega – la sfida della compliance deve essere quella di definire un Orsa  (own risk and solvency assessment, ndr) strutturato che, come è avvenuto per le banche, valuti, oltre alla normativa, anche la redditività prospettica della compagnia”. Passando dall’essere una compliance regolamentare (seppur trasversale) a uno “strumento di creazione di valore per l’impresa, in ottica risk based”. 
Nel contesto Solvency II, un altro aspetto fondamentale, di cui le compagnie devono tenere ancor più conto, secondo Battisti, è la solvibilità prospettica, che guardi anche agli alternative investment. “Il mix matching di redditività è il vero challenge: valutare, misurare e utilizzare strumenti di investimento alternativo può rappresentare un’opportunità per agevolare la migliore allocazione delle riserve tecniche: in questo modo, le compagnie potranno fornire un elevato contributo ai fini dello sviluppo del Paese e dell’economia reale”. 





UN UNICO STRUMENTO PER ARMONIZZARE

L’evoluzione della funzione riguarda anche l’impatto che questa ha sull’intera azienda: in particolare, “oggi è presente la cosiddetta IT compliance”; la funzione, infatti, è sempre più coinvolta anche in tali processi e nelle relative procedure, “ma tutto ciò richiede risorse qualificate, conoscenze e competenze ad ampio raggio su tutte le normative e le aree aziendali”, evidenzia Claudio Cola. 
La funzione IT deve prevedere un sistema di registrazione e di reportistica dei dati che ne consenta la tracciabilità per poter disporre di informazioni complete e aggiornate in relazione agli elementi che incidono sul profilo di rischio dell’impresa e sulla sua situazione di solvibilità. “I sistemi gestionali – osserva Ruggiero Battisti – devono assicurare l’integrità, la completezza e la correttezza dei dati conservati, anche per consentire una ricostruzione dell’attività svolta, e l’individuazione dei relativi responsabili”. 
Sul raccordo tra le varie funzioni è necessario: utilizzare moduli applicativi per il governo e il controllo che siano integrati e correlati coi processi aziendali; definire una tassonomia unica dei processi, dei rischi e dei controlli; creare un unico ambiente che, nel rispetto dei diversi profili professionali, consenta una gestione del rischio volta anche all’adempimento delle norme. “Affinché le funzioni cooperino in maniera efficace, occorre – spiega Battisti – uno strumento unico in grado di armonizzare metodologie, linguaggi e procedure”. 





L’ASSIMILAZIONE BANCASSICURATIVA

In ambito bancario, dove la funzione è, a oggi, più pervasiva, solo le materie specialistiche (quelle già presidiate da un responsabile), si pongono, in parte, al di fuori del perimetro di competenza della compliance, pur mantenendo la stessa una presenza in tema di procedure e processi. “Nel tempo – anticipa Cola – assisteremo a un’assimilazione fra i due settori (bancario e assicurativo) sempre più forte; si renderanno quindi necessarie competenze tecnologiche e sarà richiesto un rafforzamento della funzione, con problemi organizzativi e di costi”.
Oggi, nel comparto assicurativo sono presenti applicazioni di compliance diffusa: ogni struttura ha referenti che si occupano degli aspetti di conformità; ma, secondo il presidente di Aicom, il rischio di questa soluzione è che chi opera all’interno della propria struttura risponda più alle esigenze di questa che a quelle della compliance “creando problemi tra funzione di controllo di primo e secondo livello, e ricadute negative in termini di organizzazione e autonomia”.





FOCUS SUL CLIENTE

Proprio gli aspetti organizzativi, insieme a quelli normativi, saranno la priorità per il 2017, laddove al diminuire della redditività delle imprese, crescono gli obblighi di conformità. Ma il vero banco di prova sarà l’attenzione al cliente, tanto per il settore bancario quanto per quello assicurativo. “La tutela del consumatore è prioritaria”, conferma Francesco Cerasi, responsabile settore Insurance di Aicom e co-fondatore dell’associazione, e a dirlo sono proprio le recenti direttive: “nella Idd, il termine distribuzione prende il posto di intermediazione” e l’approccio di Solvency II “sposta il focus sul rischio e su una maggiore solvibilità e tenuta delle compagnie”, entrambe in ottica di trasparenza. 
L’attenzione al cliente resta la chiave. “Se non si opera in questo senso – conferma Cola – il pericolo non saranno solo le sanzioni ma anche il feedback dal mercato”. Lo sanno bene le grandi compagnie, in particolare quelle impegnate nella bancassicurazione, dove i temi trasversali porteranno a una confluenza reciproca fra i due settori e alla definizione di una metodologia comune. “Un’evoluzione – conclude il presidente di Aicom – che, nel prossimo futuro, renderà sempre più presente la compliance anche nei settori industriali maggiormente regolamentati e, perché no, anche nella pubblica amministrazione, dove appare evidente l’esigenza di conformità alle norme”.





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