LA CONCRETEZZA DEL NUOVO RISCHIO

LA CONCRETEZZA DEL NUOVO RISCHIO

26/05/2020-I programmi assicurativi corporate chiusi a fine anno sono stati caratterizzati da condizioni più severe rispetto al trend degli ultimi tre lustri. Ciò è dovuto a una crescita dell’esposizione delle compagnie, che dopo aver assorbito le perdite per un lungo periodo chiedono oggi alle aziende più consapevolezza e partecipazione

Qualcosa...

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  AZIENDE VERSO UNA DIVERSA GESTIONE DEL RISCHIO

AZIENDE VERSO UNA DIVERSA GESTIONE DEL RISCHIO

14/04/2020-L’impatto dell’epidemia di Coronavirus sul sistema produttivo globale sta facendo emergere la necessità per le imprese di dotarsi di sistemi di risk management che possano mitigare i rischi legati alla tutela del personale, alla supply chain e al calo della domanda. All’orizzonte, però, la minaccia è l’indebolimento dell’economia globale

Nonostante negli ultimi anni il rischio pandemia, in termini di impatto, sia stato tra i più temuti dagli esperti interpellati per il Global Risk Report del World Economic Forum, l’eventualità che un tale evento si verificasse  sembrava talmente remota che tutti i Paesi finora colpiti dal Covid-19 si sono trovati impreparati nella gestione dell’epidemia. La collocazione originaria in Cina, fulcro dell’economica globalizzata, ha da subito fatto temere il contraccolpo a livello mondiale, ma il timore era rivolto molto più all’aspetto economico che al rischio sanitario, ritenuto controllabile fuori dai confini cinesi. Il deflagrare del coronavirus in Italia ha invece aperto gli occhi sul rischio che l’epidemia coinvolgesse direttamente anche la popolazione e le economie occidentali, avviando una presa di coscienza sulla necessità di mettere in atto misure contenitive e di salvaguardia utili a limitare oltre agli impatti sanitari, anche i danni economici. È chiaro agli osservatori, come evidenzia McKinsey & Company in una nota del 9 marzo scorso, come si stia verificando un’onda espansiva, che se da un lato ha già colpito in sequenza i diversi Paesi, dall’altro permetterà loro, via via che il morbo sarà debellato, di ripristinare le attività produttive interrotte, mantenendo viva anche se a basso regime la catena produttiva globale. RIPENSARE L’ATTIVITÀ PRODUTTIVALe imprese si trovano in questo momento impegnate su più fronti. Come ha evidenziato Alessandro De Felice, presidente dell’associazione dei risk manager italiani Anra, entra in gioco in questa situazione la capacità delle aziende di aver previsto piani di recovery e soluzioni alternative per la business continuity. In sintesi, in assenza di coperture assicurative che coprano l’eventualità di epidemia, una buona parte dell’impatto sulle realtà produttive dipenderà dalla loro cultura del rischio e dall’esistenza di politiche di risk management. Un primo fronte è la necessità di tutelare i lavoratori dal rischio di contagio, operazione messa in atto, dove possibile, con l’attivazione di sistemi di lavoro a distanza, grazie ai quali i reparti amministrativi e gestionali delle aziende, e in generale il settore dei servizi, possono continuare la propria attività creando una rete tra i dipendenti operativi da casa. Più complessa la questione dei lavoratori impegnati nella produzione, per i quali è necessario mettere in atto azioni di tutela quali le protezioni fisiche (guanti, mascherine, distanze di sicurezza) o attraverso una riorganizzazione che permetta di ridurre l’impiego concomitante di personale avviando una distribuzione su più turni. Un altro tema sensibile riguarda i lavoratori impiegati all’estero: la riduzione dei voli e i blocchi alle frontiere rendono difficoltoso il rientro e le imprese sono tenute a salvaguardare i propri collaboratori in ogni Paese in cui si trovino per lavoro:un’eventualità che molte organizzazioni gestiscono tramite accordi specifici con compagnie assicurative e di assistenza internazionale. AZIENDE TRA PIANI DI RECOVERY E CALO DELL’OFFERTAUn secondo aspetto tocca direttamente la capacità delle aziende di mantenere attiva la propria catena di approvvigionamento. Secondo il report di McKinsey, il blocco della produzione in Cina ha reso evidente la necessità per le aziende di valutare le esposizioni delle proprie supply chain, di gestire gli stock delle scorte ma anche dei prodotti finiti, per poter rispondere ai picchi di richieste che si potranno verificare con il ritorno alla normalità. In tema di produzione, il rischio per le imprese sarà tanto maggiore quanto più si troveranno vincolate a catene di approvvigionamento nelle aree esposte al virus. Secondo McKinsey, l’esperienza maturata con gli effetti del Coronavirus sulla produzione cinese sta inducendo le imprese ad attivare misure di stabilizzazione delle proprie supply chain, con l’obiettivo di effettuare modifiche strategiche nel tempo.Il terzo aspetto, che si combina con i due precedenti, riguarda la caduta della domanda nelle aree colpite dall’epidemia. Uno studio di Cerved Industry Forecast riporta le previsioni di impatto del Covid-19 sull’economia italiana, delineando un possibile scenario base e un secondo con visione peggiorativa. In entrambi i casi, i settori economici che risultano più danneggiati sono l’ambito turistico (strutture ricettive, agenzie viaggi, eventi e trasporti in particolare) e l’automotive (dai concessionari auto fino alla produzione di rimorchi). Al contrario, Cerved vede in crescita i settori correlati all’emergenza, dall’e-commerce alla grande distribuzione alimentare, fino ai settori farmaceutico e delle apparecchiature medicali. UNA MISURA DELLO SLOWDOWNAssodato dagli eventi che la crescita (italiana e mondiale) quest’anno sarà inferiore alle attese, il rischio più grave è che il protrarsi della crisi pandemica porti a un complessivo indebolimento del sistema produttivo. Escludendo il commercio al dettaglio e il turismo, settori per i quali la chiusura anche di un solo giorno equivale alla perdita di ricavi, per le imprese di produzione una chiusura totale di 2-4 settimane può essere recuperabile in termini di fatturato e di mantenimento della clientela. Diverso sarebbe se il periodo di crisi dovesse protrarsi: nel citato studio di Cerved vengono ipotizzati uno scenario di conclusione dell’epidemia a maggio e un secondo con durata fino a fine anno. Nel primo caso, le aziende italiane nel 2020 perderebbero mediamente il 7,4% dei propri ricavi (ma con punte superiori al 30% per i settori più esposti), per poi riprendersi nel 2021 con un aumento del 9,6%. Se invece dovesse verificarsi lo scenario peggiore, le perdite medie sui ricavi previsti sarebbero del 17,8% nel 2020, con una lenta ripresa nel 2021 non sufficiente a tornare ai livelli del 2019. L’analisi di McKinsey pubblica invece le previsioni a livello mondiale basandosi su scenari definiti non in termini temporali ma di gravità della pandemia. Il calo del Pil in Europa andrebbe da un -9% a un -59%; a livello globale lo scenario più positivo colloca le perdite tra il -12% e il -32%, mentre il peggiore tra il -40% e il...

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  LA REPUTAZIONE ALL’EPOCA DEL WEB

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08/11/2019-Mentre il cyber risk è conosciuto e affrontato con strumenti che si fanno sempre più sofisticati, per le aziende grandi e piccole è più difficile difendersi dal rischio di diffamazione via internet: una minaccia difficile da controllare e da arginare, soprattutto quando è veicolata da un uso distorto dei social media. La prevenzione...

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  L’AZIENDA NON È UN’ISOLA
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30/09/2019-Il mercato globale da un lato e la proliferazione normativa dall’altro generano per le imprese rischi nuovi, per difendersi dai quali è necessario essere attenti a quanto accade fuori dal perimetro, non solo fisico, degli stabilimenti. Aspetti che riguardano le aziende del settore manifatturiero in generale, che vivono delle proprie...

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  BUSINESS INTERRUPTION, UNA MINACCIA GESTIBILE
Rischi: cultura e capacità di azione 2019

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29/08/2019-L’interruzione dell’attività può verificarsi in moltissimi modi: spesso, però, i suoi effetti sono prevedibili e assicurabili. Il settore produttivo italiano è comunque impreparato a far fronte ai principali problemi che scaturiscono da comportamenti non responsabili: con gravi conseguenze sulla reputazione delle aziende stesse

L’interr...

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  NIENTE PANICO, SIAMO INGLESI

NIENTE PANICO, SIAMO INGLESI

09/05/2019-Al convegno sulla Brexit organizzato da Anra, i relatori britannici hanno potuto solo attestare la fase di grave incertezza che caratterizza la trattativa con la Ue. Uno scenario che nessuno all’inizio aveva previsto, e che sta mettendo le imprese e le compagnie assicurative nella difficile situazione di gestire rischi su ipotesi...

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  CONOSCERE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

CONOSCERE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

04/04/2019-Il manifestarsi sempre più frequente di eventi meteorologici estremi è sintomo di un cambiamento che potrebbe avere un impatto determinante sulle consuetudini sociali ed economiche che conosciamo. Gli strumenti scientifici e tecnologici disponibili offrono oggi la possibilità di prevedere gli accadimenti nel breve e nel medio periodo...

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  BENVENUTI A LARGO DEL RISCHIO

BENVENUTI A LARGO DEL RISCHIO

23/01/2019-Si è celebrato a Milano il diciannovesimo convegno annuale di Anra. Per risk manager e responsabili assicurazioni aziendali, guidati da Alessandro De Felice, i numeri in crescita testimoniano lo sforzo per diffondere tra le imprese italiane un sistema di governance che tenga dovutamente conto di tutti i fattori che minacciano il business

Probabilità e imprevisti. E quel lancio di dadi che in modo fatale può cambiare le sorti della partita. C’è chi ha paragonato la vita al Monopoli e chi, come Alessandro De Felice, presidente Anra, vede nel famoso gioco da tavolo la metafora della professione di risk manager. Così, di casella in casella, passando per un simbolico quanto significativo Largo del Rischio, l’associazione ha dato il benvenuto al diciannovesimo convegno annuale, Imprevisto o probabilità? La carta del risk management, che si è tenuto il 13 e 14 novembre, presso il MiCo di Milano. Il Monopoli ha fatto da strumento guida per declinare il dibattito della due giorni, scandita da tavole rotonde a cui hanno partecipato numerosi esperti, rappresentanti del mondo accademico, assicurativo e aziendale. Secondo De Felice, “i professionisti del rischio sono chiamati a dare risposte chiare, per mettere in piedi un sistema di risk governance che consenta al top management di prendere decisioni per ridurre l’impatto dei rischi incombenti sui risultati attesi”. Per l’Anra, i numeri in crescita testimoniano l’importanza del lavoro che si sta facendo perché la cultura del rischio possa diventare una chiave per lo sviluppo del nostro sistema produttivo, a partire dalle piccole e medie imprese. L’associazione, con 434 iscritti, si colloca al quarto posto tra le rappresentanze europee di risk manager, e vede nelle donne un ruolo sempre più importante, come dimostrano i cinque posti su 11 occupati nel consiglio direttivo. L’intervento di Jo Willaert, presidente Ferma e Ifrima, ha ricordato il ruolo centrale di Anra in Europa.Alessandro De Felice, presidente di AnraLE PMI SCOPRONO IL RISK MANAGEMENTIl dibattito della prima giornata è stato focalizzato sull’influenza e il peso del risk management aziendale nell’accesso a finanziamenti e capitali da parte delle Pmi, l’evoluzione dei mercati tra protezionismo e deglobalizzazione, la sostenibilità dell’economia circolare e delle energie alternative. I dati dell’Osservatorio sulla diffusione del risk management nelle medie imprese italiane, realizzato da Cineas in collaborazione con Mediobanca, dimostrano che le medie aziende che adottano un framework integrato, ossia la modalità più avanzata di risk management, sono più che raddoppiate: dal 17,2% al 37,5%. Secondo gli esperti, l’adozione di piattaforme evolute per la gestione del rischio implica il cambiamento dei modelli organizzativi gestionali. La gestione del rischio passa quindi attraverso l’innovazione, che deve necessariamente tenere conto dei cambiamenti nel mercato internazionale, tra le tensioni delle nuove politiche protezionistiche e la tendenza verso una deglobalizzazione.LE MINACCE PER IL BUSINESSSostenibilità, digitalizzazione delle imprese, change management, cambiamenti climatici, oltre all’importanza di investire e potenziare le soft skills, sono i principali temi che sono stati affrontati nella seconda giornata. Tra le sfide che chief risk officer e risk manager hanno di fronte nel prossimo futuro c’è il miglioramento delle capacità comunicative, in modo da consentire ai vertici aziendali di comprendere il valore dell’analisi del rischio per il perseguimento degli obiettivi aziendali. Un’efficace reportistica del risk management è un fattore strategico che non può più essere trascurato. Del resto, è dimostrato che l’interruzione dell’attività di impresa a causa di eventi imprevisti sia un rischio tutt’altro che remoto. Nel 2017, circa il 32% delle società dell’indice S&P 500 hanno subito una business interruption dovuta a problemi della supply chain, a causa di eventi ambientali, atmosferici o geopolitici. Tra i rischi ormai centrali nell’attività di impresa c’è quello informatico. Eppure, i relatori hanno sottolineato che ancora oggi, soprattutto nelle Pmi, il top management non sembra preoccuparsi che un attacco hacker possa minacciare l’attività di impresa. Nel complesso, una sottovalutazione dei rischi può compromettere la reputazione dell’azienda. Per questo, gli esperti hanno ricordato che lo sviluppo della risk governance è l’arma più efficace per prevenire il rischio reputazionale.Un momento del convegno AnraVERSO UN NUOVO WELFARE AZIENDALELa responsabilità delle imprese non riguarda soltanto le prospettive del business, ma direttamente il futuro dei propri dipendenti. Una scelta etica dovrebbe portare alla costruzione di un’alleanza tra vertici aziendali, sindacati e compagnie di assicurazioni, perché si possano diffondere polizze, che tengano conto dei mutamenti demografici in corso nel nostro Paese. Temi che non possono più essere delegati alla politica. Dal convegno Anra è emerso che la gestione dei rischi è un approccio culturale che deve coinvolgere tutti i cittadini. Anche in questo caso è cruciale il ruolo della comunicazione, che deve mettere in primo piano il tema dell’incapacità futura dello Stato di poter sostenere nel prossimo futuro l’invecchiamento della popolazione, con l’aumento delle persone non autosufficienti. Spazi importanti di business per tutto il settore assicurativo, che dovrebbe fare leva sul welfare aziendale, per migliorare la diffusione delle polizze più adatte a garantire ai lavoratori una vecchiaia...

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  RISCHIARE INFORMATI
Rischi, il valore della conoscenza 2018

RISCHIARE INFORMATI

12/07/2018-Il successo di un'impresa dipende dalla capacità di prendere consapevolmente i giusti rischi. Per questo, ha ricordato Alessandro De Felice, presidente di Anra, è necessario allineare il risk management con la cultura aziendale

I rischi si generano dalla non conoscenza di quello che stiamo facendo. Una frase di Warren Buffet che per...

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