IL CORONAVIRUS SPINGE IL WELFARE AZIENDALE

La risposta alla pandemia ha coinciso con un diffuso ricorso a strumenti utili a soddisfare i nuovi bisogni di protezione e sicurezza dei dipendenti. L’ultima edizione della ricerca curata da Generali Italia fotografa un fenomeno in crescita, in grado di portare benefici alle imprese e alle comunità di riferimento. La ripartenza nel post Covid-19 passa anche da qui

14/10/2020
Il fenomeno del welfare aziendale in Italia ha compiuto un vero e proprio salto di qualità. L’ha fatto nell’anno del coronavirus. Forse proprio sulla spinta di Covid-19. Nel pieno della pandemia, le imprese si sono infatti ritrovate a dover rispondere alle esigenze di protezione, sicurezza, assistenza, formazione e conciliazione vita-lavoro dei propri dipendenti. E ci sono riuscite facendo ampiamente ricorso a misure di welfare aziendale. Il risultato è che, secondo l’ultima edizione del Welfare Index Pmi di Generali Italia, le imprese attive nel settore hanno per la prima volta superato la soglia critica del 50%.
Realizzata con la partecipazione di Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e Confcommercio, la ricerca fotografa l’evoluzione di un fenomeno in crescita da ormai cinque anni. E che è riuscito anche a superare lo stress test del coronavirus. “Le imprese hanno reagito prontamente all’emergenza e messo in campo iniziative di welfare a favore dei propri dipendenti”, ha esordito Lucia Sciacca, direttore comunicazione e sostenibilità di Generali Italia e global business lines e membro del comitato Welfare Index Pmi, nel corso della conferenza stampa che ha preceduto la presentazione del rapporto. “Le storie di oggi – ha aggiunto – mostrano un tessuto imprenditoriale capace di rispondere alle crisi, ponendosi come esempi che consentono di vedere una ripresa sostenibile per il Paese”. 



UN’EDIZIONE STRAORDINARIA

Per Andrea Mencattini, head of governance & institutional relations Generali Country Italia e global business lines, quella del 2020 è stata un’edizione straordinaria e unica nel suo genere. “È stato un po’ come assistere a un esperimento di laboratorio: partita a novembre – ha commentato – la ricerca ha avuto modo di analizzare in tempo reale l’impatto del coronavirus e la risposta delle aziende”. Una risposta che, come ha illustrato Enea Dallaglio, ricercatore del Welfare Index Pmi e partner di Innovation Team (gruppo Cerved), si è tradotta in un forte aumento delle misure di welfare aziendale. “Le imprese attive, ossia quelle che offrono servizi in quattro aree di welfare, sono passate in cinque anni dal 25% al 52% e quelle molto attive, la vera locomotiva del fenomeno, dal 7% al 23%”, ha affermato. Il 79% delle imprese ha confermato le iniziative in corso e il 28% ne ha introdotte di nuove o ha potenziato quelle esistenti. 
Le principali aree di intervento sono state sicurezza, assistenza, sanità, conciliazione vita-lavoro, genitorialità, formazione e supporto all’istruzione dei figli: tutti settori che, non a caso, sono stati inevitabilmente travolti dall’emergenza coronavirus.


Marco Sesana, country manager e ceo Generali Italia e global business lines

COMUNITÀ E BUSINESS

Il coronavirus sembra aver dato anche una nuova centralità alle imprese nel loro territorio di riferimento. Accanto alla fornitura di materiali informativi ai lavoratori (80% delle aziende) e all’attivazione di canali di supporto sanitario a distanza (12%), le imprese hanno infatti avviato anche iniziative aperte alla comunità esterna e sostenuto il lavoro del servizio sanitario nazionale (26%). Più in generale, il 65% delle imprese ha dichiarato che in futuro contribuirà maggiormente alla sostenibilità del territorio in cui opera.
I benefici del welfare aziendale sembrano riflettersi anche sui risultati economici delle imprese. I curatori del rapporto, in collaborazione con Cerved, hanno a tal proposito analizzato i bilanci di oltre 3mila società che hanno partecipato alla ricerca: stando ai risultati delle analisi, il welfare aziendale contribuisce significativamente ai risultati delle imprese, alla crescita della produttività e dell’occupazione. Le aziende più attive hanno registrato un aumento della produttività del 6% nei due anni presi in considerazione, contro una media di mercato del 2,1%, e una crescita della forza lavoro dell’11,5%, quasi il doppio di un mercato fermo a +7,5%. “Le aziende che fanno welfare crescono di più e contribuiscono alla crescita del proprio ecosistema”, ha detto Dallaglio. “Non contano tanto le risorse messe a disposizione – ha aggiunto – quanto piuttosto un approccio pensato per fare della misura un elemento di business e crescita”. Poste queste basi, non sorprende che oltre il 70% delle aziende preveda un ruolo di sempre maggior rilievo per il welfare aziendale.



STORIE DI REATTIVITÀ E RESILIENZA

Sono ben 78 le imprese Welfare Champion che sono state premiate durante la presentazione della ricerca. Si tratta di società che si sono particolarmente distinte nell’organizzazione di piani di welfare aziendale a favore dei propri dipendenti, ottenendo le 5 W del rating stilato da Welfare Index Pmi. Sono più che triplicate rispetto all’edizione del 2017. E rappresentano, come ha spiegato Marco Sesana, country manager e ceo Generali Italia e global business lines, “storie di straordinaria reattività e resilienza”.
Intervenuto nel corso della presentazione della ricerca, il manager ha sottolineato che, da una crisi come quella che abbiamo attraversato (e stiamo attraversando), “ci si salva solo insieme: è questa la lezione che arriva da queste imprese che si sono mobilitate per i dipendenti, per il territorio e per la comunità”. Sesana ha in particolare sottolineato la lungimiranza di quegli imprenditori che, in un momento di estrema difficoltà, sono stati comunque in grado di superare gli ostacoli del momento per assumere una visione di lungo periodo. “Nei primi giorni di lockdown era difficile capire quello che stava succedendo: è emozionante vedere queste imprese che hanno messo in campo idee e coraggio per prendere decisioni che avranno effetti anche nei prossimi anni”, ha osservato. “È importante sottolineare queste pratiche – ha aggiunto – perché sono esempi di concretezza da parte di imprese che hanno fatto qualcosa di straordinario per se stesse e per la comunità, assumendosi una responsabilità che è andata ben oltre il perimetro aziendale”. Secondo Sesana, lo scenario fotografato dalla ricerca “ci conferma che il welfare, oltre a essere strategico per la crescita delle imprese, sarà leva per la ripresa sostenibile del Paese”.


Da sinistra: Stanislao Di Piazza, Giuseppe Conte e Marco Sesana

IL WELFARE PER IL PAESE

Sul tema della ripartenza è concentrato tutto il mondo politico. A cominciare (inevitabilmente) dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, salito sul palco della presentazione per premiare le imprese più virtuose in materia di welfare aziendale. “Il rapporto costituisce un osservatorio prezioso per monitorare l’evoluzione del lavoro”, ha esordito Conte. “Il coronavirus ci ha spinto a comprendere l’importanza della salute come elemento fondamentale di crescita, sviluppo e benessere: non si possono più soddisfare gli interessi economici degli azionisti – ha proseguito – senza tener conto della soddisfazione dei dipendenti, dei consulenti e, più in generale, di tutti coloro che hanno rapporto con l’impresa”. A detta di Conte, “la pandemia ci ha dimostrato che il benessere individuale dipende dal benessere di tutti: adesso abbiamo il dovere di essere più ambiziosi, abbiamo le possibilità di farlo, per reinventare il nostro mondo. Non c’è crescita del Pil senza uno sviluppo ambientale e sociale sostenibile: questa – ha concluso – è l’unica strada per costruire un’Italia più moderna e restare competitivi nel mondo”.

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