SE NON CAPISCO, NON COMPRO

Molti clienti non acquistano la polizza perchè non comprendono il prodotto. E' necessario semplificare il linguaggio dei contratti per fare crescere il mercato ed evitare contenzioni difficili. Come ci spiegano i legali dello Studio D'Argenio, Polizzi e associati e Manuela Anelli dell'Università IULM

07/05/2015
👤Autore: Laura Servidio Review numero: 23 Pagina: 32 - 33
Semplificare non è cosi semplice. Ma ci si può provare. “Il linguaggio delle polizze – esordisce Andrea Polizzi, dello Studio legale D’Argenio, Polizzi & Associati – spaventa e allontana il cliente, inducendolo a pensare che, dietro l’oscuro gergo, si nascondano trucchi e raggiri da parte delle compagnie”. 

A questo, si aggiunge l’aspetto giuridico. Una polizza scritta in modo chiaro limita il contenzioso ed è facilmente difendibile in sede di giudizio; viceversa, l’assicurese è un linguaggio per iniziati e non per la gente comune, che necessita di semplificazione: anche l’Ivass è andato in questa direzione con il Regolamento 35, che prevede l’utilizzo di dichiarazioni chiare e sintetiche, un glossario che riprenda tutti i termini presenti nel contratto e un’informativa via web fatta con correttezza, chiarezza, trasparenza e completezza delle informazioni. 

Il problema nasce a monte, dai legali, tecnici e attuari che scrivono i contratti di polizza. “Anche per noi avvocati – avverte Matteo D’Argenio, studio legale D’Argenio, Polizzi & Associati – è forte il rischio di sconfinare nell’assicurese. È necessario fare uno sforzo di sintesi per rendere i prodotti conformi ai regolamenti e fluidificare i processi interni, laddove, se un contratto non dà adito a fraintendimenti, l’area sinistri lavora in modo più incisivo, immediato ed efficace, evitando contenziosi: tanto più è chiara la clausola, tanto minore è lo spazio per il giudizio”.
Molti gli esempi di incoerenza e ambiguità. “In un prodotto di ramo III degli anni ’90 – racconta D’Argenio – si parlava di prodotto senza garanzia di capitale, nonostante vi fosse una clausola che citava ben due effetti sicurezza: questo ha generato un contenzioso talmente nebuloso che il giudice, disorientato dall’imprecisione della clausola, ha deciso di non decidere, conferendo a un Ctu (Consulente tecnico d’ufficio, ndr), il compito di interpretarla”. 
Altro esempio di scarsa chiarezza: “in una polizza infortuni, troviamo, in una clausola di esclusione, la dicitura: la garanzia è valida quando gli sport sono pratica in forma di iniziazione. Incomprensibile”. 


SCRIVERE CHIARO PER FARSI CAPIRE

Come si diceva, semplificare non è semplice. Ma ci si può provare. “La semplificazione – sottolinea Manuela Anelli, dottoressa in linguistica storica dell’Università Iulm – deve essere adottata a monte, nel processo di scrittura, educando i tecnici a semplificare essi stessi i testi che producono. Gli interlocutori non possiedono tutti le stesse competenze, e un gergo tecnico può, da un lato, risultare incomprensibile e, dall’altro, lasciare spazio a interpretazioni diverse”. 
Molti sono i suggerimenti e gli accorgimenti per rendere più chiaro il linguaggio. “Bisogna agire su due piani – continua la linguista – quello lessicale e quello sintattico”. Con riferimento al primo, vanno utilizzate solo parole desunte dalla lingua comune, evitando forme obsolete e inutili ricercatezze (la dicitura sport praticati in forma di iniziazione può essere sostituita con sport praticato a livello amatoriale e non professionistico); utilizzare congiunzioni semplici e non composte (se, al posto di qualora; oppure al posto di ovvero); evitare sostantivi che appesantiscono (la frase: determinazione della prestazione assicurativa avviene al verificarsi dell’evento assicurato, può essere riscritta con: quando si verifica l’evento).
Sul piano sintattico, preferire frasi brevi, evitare incisi e subordinate e optare per una struttura semplice, la costruzione attiva, frasi affermative e schematicità, in caso di lunghi elenchi. 
“In definitiva, però – conclude Anelli – il linguista può dare suggerimenti, ma è il tecnico che deve essere educato nel modo giusto”.





I CONSIGLI PER SEMPLIFICARE

A livello lessicale: 
  1. Utilizzo del lessico comune (no forme obsolete);
  2. Limitazione delle nominalizzazioni;
  3. Per la terminologia tecnica: utilizzo univoco di termini tra glossario e condizioni contrattuali 
A livello sintattico:
  1. Brevità delle frasi
  2. Limitazione della subordinazione
  3. Struttura semplice della frase
  4. Costruzione attiva
  5. Frasi affermative
  6. Schematicità (per i lunghi elenchi)
  7. Far rileggere a terzi la polizza per correggere gli errori di layout
  8. Usare il grassetto per le parole chiave


LEGGI SULLA TRASPARENZA

Direttiva sulla semplificazione del linguaggio dei testi amministrativi (2002): fornisce gli strumenti per ottenere la chiarezza dei testi e le raccomandazioni per una scrittura chiara e comprensibile.
D. lgs 209/05 del Codice delle assicurazioni: il contratto e ogni altro documento consegnato dall’impresa al contraente va redatto in modo chiaro ed esauriente.
Regolamento 35/10: art. 38-bis, comma 5: le imprese garantiscono la correttezza, la chiarezza e la trasparenza delle informazioni contenute nelle aree riservate, mediante l’uso di un linguaggio semplice e facilmente comprensibile. 
Nuovo Regolamento n.8 del 3 marzo 2015: ha lo scopo di semplificare, attraverso lo strumento informatico, l’informativa precontrattuale e a rendere più semplici e flessibili le relazioni tra imprese, intermediari e i rispettivi contraenti.

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