IL RISARCIMENTO AL TEMPO DELLA CRISI

La difficoltà per la giurisprudenza di dettare un orientamento condiviso condiziona il lavoro delle imprese ed esaspera i consumatori. In epoca di sostenibilità e riorganizzazione dello Stato, il legislatore non è ancora riuscito a riformare la liquidazione del danno non patrimoniale. Si va verso una pericolosa entropia del sistema dell'Rc Auto

01/02/2016
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 30 Pagina: 42 - 43
La sensazione è che si sia arrivati a un punto in cui la magistratura faccia fatica persino a giustificare se stessa per i cambi di orientamento continui sulle questioni legate al danno alla persona e ai risarcimenti, soprattutto nel campo degli incidenti stradali e degli errori (colpe, mancanze) della medicina. Tuttavia, in assenza di una riforma chiara, le implicazioni di qualsiasi decisione su questi temi si riverberano su tutta la società.

Quanto e quale risarcimento in epoca di crisi? è quindi una domanda cogente, visto il dibattito che mette a fuoco il problema della sostenibilità sociale dei risarcimenti. La seconda tavola rotonda del convegno ha cercato proprio di concentrare lo sforzo di riflessione su questo livello di analisi. 

Recentemente, alcuni orientamenti della Corte di Cassazione hanno aperto alla vocazione punitiva della responsabilità civile. “Mi meraviglia soltanto l’idea di indagare questo tema”, ha spiegato Maurizio Hazan, managing partner dello studio legale Taurini-Hazan, che ha illustrato, in un’introduzione ricca di spunti e riflessioni, le principali direttrici del dibattito nel settore. Talune sentenze dell’anno scorso sembravano aver messo il punto su alcune questioni storiche: una su tutte, il pronunciamento della Consulta (235 del 2014) a favore della legittimità costituzionale dell’articolo 139 del Codice delle assicurazioni. “Ma anche la sentenza della Cassazione, 15350 del 2015 – ha ricordato Hazan –, ha ribadito che il sistema si fonda sul rischio più che sulla colpa ed è improntato a finalità di riparazione, in senso consolatorio, e di redistribuzione tra i consociati dei pesi legati ai danni”. 


SVILUPPARE I DANNI PATRIMONIALI

Le sentenze che stanno facendo scuola dicono esplicitamente che bisogna richiamarsi all’articolo 2 della Costituzione e trovare “una linea di sostenibilità”. Come risarcire l’irrisarcibile, quindi? È una domanda che batte sulla sostenibilità sociale. Secondo l’avvocato Hazan si dovrebbero approfondire i risarcimenti più facilmente quantificabili, come quelli del danno patrimoniale: “una sentenza del 14 ottobre 2015 – ha ricordato Hazan –, estensore Marco Rossetti, fa notare che il danno da perdita dei redditi lavorativi va liquidato non più facendo appello alle tavole di mortalità, ma secondo un equivalente monetario che esiste ed è calcolabile. I danni patrimoniali devono essere adeguatamente valorizzati”. 
E invece la tendenza è opposta, se guardiamo agli orientamenti della giurisprudenza ma anche del legislatore. Nel ddl Concorrenza, in fase di approvazione al Senato, si introduce una nuova voce di danno morale che eccederebbe le (future?) tabelle nazionali e la personalizzazione fino al 20% in capo al giudice.





UN VALORE CONVENZIONALE ALLA VITA

In questo contesto, è soprattutto il consumatore a sentirsi “un birillo”, secondo la definizione di Fabrizio Premuti, presidente di Konsumer Italia. Ciò che vuole il consumatore, secondo l’esperienza di Premuti, è il rispetto dell’equità o dell’uguaglianza e che i risarcimenti siano sostenibili per chi li paga: “il pagamento di un danno è qualcosa che la società deve permettersi di sostenere”. Il legislatore e la magistratura, ha precisato Premuti, devono “avere il coraggio di dare un valore convenzionale alla perdita di una vita”. La prevedibilità e la sostenibilità dei risarcimenti, però, devono procedere parallelamente a tariffe e premi sostenibili da tutti. “L’Rc auto – ha detto Premuti – dà ancora alle compagnie il 13% di utili: esiste un altro investimento con un ritorno di questo tipo?”
Tuttavia, ha ammesso Premuti, anche le associazioni dei consumatori si sono perse “nella protesta e nella denuncia”, anziché sedersi a un tavolo con le compagnie e gli intermediari.


IL ROLLIO DELLE NORME

Ma alcune norme sono state positive, ha ricordato Antonia Boccadoro, segretario generale di Aiba: le leggi sulle lesioni micro permanenti, il nuovo sistema del forfait per il risarcimento del danno a cose. In fondo sono state modifiche semplici che però hanno fatto la differenza perché hanno stimolato efficienza e competizione. “Il problema – ha continuato – sono i particolarismi: dai Governi, ai magistrati, alle compagnie. Non sappiamo fare massa critica, eppure, nonostante tutto, riusciamo a essere leader nei sistemi antifrode e nella diffusione delle scatole nere, anche se le compagnie non vogliono condividere i loro dati”. 
Non potrà continuare così ancora per molto: quello che il segretario generale di Aiba chiama “il rollio delle norme e della giurisprudenza” sta generando sempre più confusione e anche una sorta di “entropia sistemica”. Se è vero che i bilanci dei rami danni sono in positivo per merito dell’Rc auto, presto le cose cambieranno: gli attuari, che realizzano modelli predittivi sulla base dell’esperienza passata, sono perennemente in ritardo e contemporaneamente le riserve, realizzate sugli accantonamenti degli anni precedenti, sono minate da una giurisprudenza sempre più mutevole. 



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