LE AZIENDE E IL VUOTO DEGLI ASSICURATORI

Carenza di offerta, incapacità di intercettare i reali bisogni della clientela, scarsa innovazione. Queste le criticità imputate alle compagnie, emerse nell'ambito del confronto tra AGCS Italia e Chubb

07/09/2016
👤Autore: Laura Servidio Review numero: 36 Pagina: 32 - 33
Gli assicuratori non riescono a stare al passo con le esigenze delle aziende. È quanto lamentano gli imprenditori, soprattutto nei tre ambiti che assicurano la continuità del business: prodotti, processi aziendali e filiera distributiva. E nei rischi correlati.
“Oggi i temi caldi per chi fa impresa – spiega Nicola Mancino, ceo di Agcs Italia – sono quelli legati ai danni che derivano da business interruption, sviluppi di mercato e incidenti cyber”.


I TRE RISCHI PIÙ PERCEPITI

A conferma di ciò, arrivano i dati dell’Allianz risk barometer 2016, che misura a livello mondiale la percezione delle principali minacce per gli imprenditori: come rivela Mancino, su un campione di 800 risk manager in 40 Paesi, quello della business interruption è un rischio percepito dal 38% degli intervistati, seguito dal tema legato agli sviluppi di mercato (34%), da intendersi come volatilità, crisi economica, disruption e stagnazione; da ultimo, ma in modo crescente e accelerato, il cyber, percepito come rischio cruciale dal 28% del campione (passato dal 17%), confermando la centralità di questa minaccia sulla reputation dell’impresa, con evidenti impatti su prodotti, processi e catena distributiva. 





CAPIRE I BISOGNI DELLE IMPRESE

Un tema cruciale nella gestione del rischio è il rapporto tra l’azienda e i fornitori. Soprattutto quando si parla di internazionalizzazione e delle molteplici relazioni tra gli attori della catena produttiva e distributiva. “Questo – conferma Paolo Tassetti, property, tech lines, global account e multinational manager di Chubb Italy – è un aspetto spesso sottovalutato dagli assicuratori, ancora poco tesi a capire le reali esigenze dell’azienda e a fornire le adeguate soluzioni”. Ad esempio, proponendo la polizza più adeguata in base alla normativa del Paese dove l’imprenditore sceglie di operare. Oppure offrendo una tutela contro il rischio di perdita di profitto o, ancora (come è il caso dell’outsourcing) salvaguardando l’imprenditore che esternalizza dai rischi legati ai fornitori di servizio. Su questo le aziende lamentano una carenza di offerta e l’incapacità di innovare, che potrebbe anche derivare da un semplice difetto di comunicazione in sede di proposizione. 


FORMULARE UN’OFFERTA COMPLETA

Capire i bisogni è il cuore del problema. Oggi, ciò che si chiede è un valore aggiunto che viene misurato attraverso due parametri: il costo e la capacità dell’assicuratore di soddisfare le esigenze dell’impresa. Secondo Tassetti l’errore che si fa nel nostro Paese è quello di ragionare in ottica di linee di business; viceversa, bisogna guardare al cliente nel suo complesso per fornirgli una soluzione che sia completa. Per farlo, è necessario focalizzarsi sul bisogno, senza massificare l’offerta. “Il vero problema, però – sottolinea il manager di Chubb Italy – è che innovare costa, perché richiede competenza e specializzazione”.





I VANTAGGI DELLA STANDARDIZZAZIONE

Quello dei costi resta un tema scottante: l’industria va verso la standardizzazione perché deve salvaguardare l’aspetto economico, ed è questa la strada per sviluppare il mercato. Mantenendo, però, la vicinanza al cliente: “in quest’ottica – evidenzia Mancino – abbiamo scelto di mettere al tavolo della negoziazione il capo della liquidazione: un passo in avanti molto importante, nel segno della trasparenza”. 


IL FUTURO È NELLA SPECIALIZZAZIONE

Se da un lato, standardizzare conviene, dall’altro il mercato richiede competenze specifiche. Il futuro, infatti, si giocherà sulla capacità di specializzarsi: all’estero già troviamo assicuratori e intermediari che si perfezionano su un determinato settore per dare un prodotto tailor made; e ora anche l’Italia deve muoversi in tal senso per sviluppare le potenzialità di sviluppo di settori quali il vino, il fashion o il design. “Una volta fatto questo – conclude Tassetti – si può pensare a massificare quell’offerta specifica, vendendola ad altri clienti della stessa tipologia”. 


GUARDARE ANCHE VERSO IL BASSO

Esiste un vuoto, inteso come carenza di offerta, soprattutto nella fascia bassa della clientela: se, a oggi, c’è un grande sviluppo di prodotti e servizi per le grandi aziende, si intravede una difficoltà nel calare quest’offerta verso il basso. In questo senso, la conoscenza è il prerequisito per l’assicuratore, soprattutto per coloro che operano a livello internazionale, “perchè – spiega Nicola Mancino, ceo di Agcs Italia – consente di trasferire al cliente, in fase di proposizione del prodotto, quelli che sono gli elementi di rischio, legati anche alla territorialità”.


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