CLIMA, COMPAGNIE IN PRIMA LINEA
Non c’è impresa del mercato assicurativo che oggi non ponga la sostenibilità ambientale fra le priorità strategiche del proprio modello di business: tante iniziative di sensibilizzazione e comunicazione, ma poi anche l’impegno ad adeguare e rinnovare l’offerta al nuovo scenario del rischio climatico
11/12/2025
Il mercato assicurativo è sempre più impegnato nella lotta al cambiamento climatico. Ormai non si contano più le iniziative che sono state lanciate negli ultimi anni dalle imprese del settore per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla gravità del fenomeno e, allo stesso tempo, incentivare l’adozione di misure per l’adattamento e la mitigazione dell’aumento generalizzato delle temperature sul pianeta. Lo si è visto bene in occasione della Cop30 che si è svolta dal 10 al 21 novembre a Belém, in Brasile: praticamente tutte le compagnie assicurative hanno sfruttato la cornice dell’evento per promuovere il proprio posizionamento nella lotta al cambiamento climatico. Axa Italia, per esempio, ha partecipato per il quarto anno consecutivo come founding partner alla Dolomite Conference on the Global Governance of Climate Change and Sustainability, iniziativa promossa dal think tank Vision per favorire il dialogo intergenerazionale su questo argomento e promuovere così l’elaborazione di misure concrete e condivise per il contrasto al cambiamento climatico. Di scena dal 16 al 18 ottobre sull’isola di San Servolo, a Venezia, l’evento si è rivelato ancora una volta un’occasione privilegiata di condivisione e confronto fra studenti universitari, addetti ai lavori ed esperti della materia, tutti coinvolti in un dialogo su temi come il riciclo, la mobilità sostenibile e la transizione energetica: tutte le proposte emerse nel corso dell’iniziativa sono state raccolte in un documento, intitolato Venice Manifesto, che è stato posto all’attenzione dei leader mondiali riuniti alla Cop30.
L’impegno del settore assicurativo non si limita tuttavia soltanto a campagne o iniziative di comunicazione, ma trova riscontro anche nello sviluppo di un’offerta capace di prevenire, mitigare e alla fine eventualmente coprire il rischio portato dal cambiamento climatico. Restando nell’ambito di Axa Italia, la compagnia ha lanciato Prometeo!, un progetto dedicato alla gestione delle catastrofi naturali che si propone di coniugare prevenzione e protezione del rischio: la soluzione, grazie al supporto di sistemi di intelligenza artificiale e di un modello di machine learning, si è rivelata in grado di prevedere la severità di un evento climatico estremo e di inviare preventivamente un messaggio di allerta ai clienti, dando loro anche consigli utili su come ridurre la propria esposizione al rischio e su come comportarsi in caso di emergenza.

© Antonio Gravante - iStock
IL RISCHIO DELLE CATASTROFI NATURALI
Quello delle catastrofi naturali è senza dubbio uno degli ambiti di business più posti sotto osservazione dal mercato assicurativo. E non potrebbe essere altrimenti, visto che il cambiamento climatico ha incrementato in maniera significativa la frequenza e l’intensità degli eventi climatici estremi. Oggi, come ci si insegna pure l’esperienza degli ultimi anni in Italia, anche una semplice grandinata può portare conseguenze gravi in termini di danni economici simili, per dimensioni, a quelli di una vera e propria catastrofe naturale. Ecco allora la necessità di una riflessione ancora più approfondita su questo punto, in grado di far comprendere realmente quale potrebbe essere l’impatto delle catastrofi naturali sul nostro tessuto sociale, economico e produttivo. Proprio quello che si è proposto di fare il gruppo Unipol con il lancio del Natural Risk Forum, un nuovo think tank che punta a stimolare il confronto fra istituzioni, imprese private e mondo accademico su quello che potrebbe essere lo scenario delle catastrofi naturali al tempo del cambiamento climatico. Presentata ufficialmente lo scorso 14 ottobre con un evento a Roma, l’iniziativa ha evidenziato che negli ultimi cinquant’anni il fenomeno delle catastrofi naturali ha causato in Italia danni diretti per 253 miliardi di euro. In futuro le cose potrebbero addirittura peggiorare: nei prossimi cinquant’anni, in assenza di adeguati interventi di prevenzione, i danni diretti e indiretti in Italia potrebbero ammontare complessivamente a 590 miliardi di euro. E pensare che molto già oggi potrebbe essere fatto per evitare un simile scenario: il think tank, a tal proposito, stima che ogni euro investito in prevenzione genera un ritorno di 11 euro in termini di minori costi per la collettività in futuro.
Proprio nel settore delle catastrofi naturali si è registrata una delle principali (se non addirittura la principale) novità degli ultimi anni per il mercato assicurativo in Italia: l’obbligo per le imprese di stipulare una copertura contro fenomeni come sismi, frane, alluvioni e inondazioni. Per molti si tratta di una svolta significativa per garantire la dovuta protezione a un tessuto imprenditoriale che non ha mai mostrato una forte propensione per gli strumenti di gestione del rischio. Le compagnie assicurative si sono subito attivate per sviluppare un’offerta in linea con l’obbligo di legge e, soprattutto, con le esigenze dei clienti. Unipol Assicurazioni ha di recente annunciato una partnership con Confindustria per la realizzazione, insieme a Poste Assicura e Intesa Sanpaolo Protezione, di una piattaforma digitale che metta a disposizione delle imprese soluzioni assicurative per la protezione dai rischi catastrofali.

© studio023 - iStock
LA MINACCIA PER IL SETTORE AGRICOLO
L’obbligo di assicurazione contro le catastrofi naturali fa ben comprendere il rischio portato dal cambiamento climatico al nostro tessuto imprenditoriale. Nessun settore produttivo è del tutto immune alla minaccia. A cominciare dall’agricoltura, forse l’ambito di business più esposto agli effetti del cambiamento climatico. Il settore si basa infatti da sempre su un delicato equilibrio di temperatura e precipitazioni. Basta poco per fare la differenza. E figurarsi allora quello che possono fare quegli eventi climatici estremi che, come detto, sono cresciuti moltissimo negli ultimi anni per frequenza e intensità. Un recente rapporto della Fao stima che in poco più di trent’anni il settore agricolo ha perso complessivamente oltre 3.200 miliardi di dollari a livello globale, poco meno di 100 miliardi di dollari all’anno, a causa di fenomeni come siccità, inondazioni, parassiti e ondate di caldo estremo, mettendo a serio rischio la sostenibilità di business di un mercato centrale per l’economia mondiale e, soprattutto, la sicurezza alimentare di milioni di persone in tutto il mondo. Inevitabile dunque che il tema sia molto sentito. Anche da parte delle assicurazioni, settore che ha fatto il suo ingresso nell’epoca moderna del mercato proprio con la copertura del rischio climatico in agricoltura. E sono tante le imprese assicurative che negli ultimi anni hanno promosso iniziative sull’impatto del cambiamento climatico sul settore agricolo. Reale Mutua, per esempio, ha presentato recentemente la sesta edizione di AGRIcoltura100, progetto di ricerca lanciato con Confagricoltura che si propone di fotografare il livello di sostenibilità delle imprese agricole in Italia e di promuovere le best practice del settore in ambiti come l’innovazione tecnologica, la gestione del rischio, la transizione energetica e la tutela della biodiversità, con un focus particolare dedicato quest’anno al contributo che l’agricoltura può offrire alla coesione e allo sviluppo delle aree interne del Paese.
L’evoluzione dello scenario di rischio si è accompagnata a un contestuale rinnovamento dell’offerta. Reale Mutua, per esempio, ha rivisto la soluzione Agrireale introducendo una sezione dedicata ai danni catastrofali per offrire alle imprese del settore una protezione più completa nell’ambito eventi climatici estremi. La polizza prevede inoltre una copertura per danni indiretti dovuti all’interruzione totale o parziale delle attività, con una diaria giornaliera per ogni giorno di lavoro perso o, in alternativa, il rimborso delle spese per i servizi che sono attivati per garantire la continuità operativa.

© Sakorn Sukkasemsakorn - iStock
A SOSTEGNO DELLA TRANSIZIONE ENERGETICA
La minaccia riguarda tutto e tutti. Anche settori che magari vedono nel proprio modello di business proprio il proposito di contrastare il fenomeno del cambiamento climatico. Zurich, tanto per citare un caso recente, ha presentato a giugno uno studio sull’esposizione al rischio climatico delle infrastrutture per la produzione e lo stoccaggio di energia rinnovabile in Europa. Il rapporto, basato sui risultati del tool di modellizzazione geospaziale Climate Spotlight, evidenzia che gli asset del settore potrebbero presto risultare molto più esposti al rischio climatico rispetto alle infrastrutture basate sui tradizionali combustibili fossili. La ricerca, più nel dettaglio, rileva che l’83% degli impianti per la produzione di energia pulita in Europa, in particolare per l’energia solare, potrebbe risultare soggetto a un alto rischio climatico entro il 2030. Peggio ancora potrebbe andare alle infrastrutture di stoccaggio, in cui il livello della minaccia dovrebbe schizzare al 92%.
Proprio per questo motivo, il gruppo assicurativo, nelle battute conclusive del rapporto, ha invitato il settore ad adottare un approccio di resilience by design. Fra le raccomandazioni principali si contano l’adeguamento delle infrastrutture esistenti al nuovo scenario di rischio, l’integrazione di stress test climatici già nella fase di pianificazione di nuovi progetti, e il miglioramento dell’accesso a dati affidabili sui rischi climatici. Centrare un simile obiettivo, considerando anche un orizzonte temporale che si fa sempre più stretto, non sarà semplice. Ci vorrà l’impegno di tutti e, soprattutto, ci vorrà la disponibilità finanziaria necessaria per tradurre i propositi e le raccomandazioni in iniziative concrete per favorire la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Ed è forse anche in quest’ottica che va letto l’annuncio dello scorso luglio della partnership siglata fra il gruppo assicurativo svizzero e l’asset manager Amundi per il lancio del Zurich Global Green Bond, fondo che si propone di investire sul mercato globale dei green bond per generare un impatto positivo sul pianeta. Inizialmente disponibile per i clienti di Zurich in Italia e in Germania, il fondo punterà dunque su obbligazioni emesse per finanziare progetti che possano favorire il contrasto al cambiamento climatico: fra le iniziative espressamente citate nel comunicato stampa di lancio, figurano anche i programmi per lo sviluppo dell’energia rinnovabile.
INVESTIMENTI PER IL CLIMA
L’esempio della partnership fra Zurich e Amundi fa ben capire tutta la rilevanza che le assicurazioni possono assumere con il loro ruolo di investitori istituzionali nella lotta al cambiamento climatico. Anche il mercato sembra aver preso piena consapevolezza del proprio posizionamento strategico in questo scenario. E non c’è ormai compagnia assicurativa che non citi la sostenibilità ambientale fra gli obiettivi prioritari del proprio modello di business. Lo ha fatto anche il gruppo Generali con la presentazione, lo scorso gennaio, del suo ultimo piano industriale. il Leone di Trieste, confermando l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, ha innanzitutto fissato un target di medio termine di riduzione del 60% delle emissioni del suo portafoglio di investimenti entro il 2030 e, in seconda battuta, annunciato impieghi per ulteriori 12 miliardi di euro nei prossimi tre anni in iniziative a favore del clima e dell’ambiente. Il gruppo ha inoltre confermato l’impegno a non effettuare nuovi investimenti in imprese o infrastrutture legate al settore del carbone termico, liquidando progressivamente le posizioni già presenti in portafoglio, e ha previsto ulteriori esclusioni per il mercato del petrolio e dal gas. Posizioni del tutto analoghe sono state assunte anche nell’ambito della più stretta attività assicurativa. Il gruppo, nel dettaglio, ha fissato l’obiettivo di ridurre del 30% le emissioni del suo portafoglio assicurativo entro il 2030 e messo nero su bianco il target di un tasso composto di crescita annuale dell’8-10% nei premi lordi sottoscritti in polizze assicurative per il clima fra 2024 e 2027.
Anche in questo caso, la strategia si riflette in un sostanziale rinnovamento dell’offerta. Un esempio per tutti è rappresentato dalla soluzione assicurativa di investimento GenerAzione Risparmio di Generali Italia. Il prodotto, lanciato lo scorso maggio, si configura come una polizza modulabile e flessibile che si propone di garantire la sicurezza dell’investimento e, allo stesso tempo, di proteggere al cliente la possibilità di cogliere le eventuali opportunità di crescita dei mercati finanziari. La somma versata è suddivisa fra la storica gestione separata Gesav e il nuovo fondo interno Generali Mondo Azionario, che si pone l’obiettivo della crescita del capitale nel medio e lungo termine: fra i punti di forza del fondo, come si legge nella nota diffusa per il lancio del prodotto, c’è proprio l’adozione di una strategia di investimento coerente con i principi di sostenibilità del gruppo assicurativo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
👥