DANNO ALLA PERSONA, GLI INTERVENTI POSSIBILI

L’analisi su migliaia di pratiche di risarcimento evidenzia informazioni poco coerenti nel confronto nazionale, che inducono a sospettare l’esistenza di tentativi di frode. le compagnie possono avere un ruolo più incisivo nel limitare un ricorso eccessivo alle richieste. Ecco come, secondo Giovanni Cannavò, medico legale e presidente dell’Associazione Melchiorre Gioia

31/12/2014
👤Autore: Maria Moro Numero Review: 20 Pagina: 39
Esiste una forma di accettazione da parte del sistema assicurativo di uno stato di fatto relativamente alle frodi nelle richieste di risarcimento di danno alla persona? È questa la domanda che si pone Giovanni Cannavò, medico legale e presidente dell’Associazione Melchiorre Gioia, il quale, a seguito dell’esperienza personale e dell’analisi di moltissime pratiche di richieste di risarcimento, disegna “un sistema in cui la richiesta di risarcimento si basa su perizie sovrastimate rispetto al danno reale, quando non addirittura si vedono attribuite a piccoli incidenti di manovra lesioni avvenute tra le mura domestiche”. Un esempio è l’incidenza delle lesioni alle mani o agli arti superiori, che a fronte di una media nazionale del 3,2% risulta essere molto più alta in alcune regioni (5,57% in Campania).

L’opinione di Cannavò si basa su due considerazioni: “un numero di giorni di invalidità mediamente più alto per gli incidenti stradali che per altre cause e una distribuzione fortemente disomogenea sul territorio nazionale del numero di invalidità e del tipo di infortunio”. A questo si aggiunge la forte differenza tra i costi di spese mediche presentate nelle pratiche, con una media italiana di 413 euro che vede l’estremo più basso nei 99 euro medi della Campania e il più alto negli 840 euro medi del Veneto. “A fronte di una tipologia simile di esami – si chiede Cannavò – come è possibile accettare una tale forbice?”. Cannavò fornisce ulteriori dati: il calcolo medio dell’invalidità temporanea per trauma minore del collo da incidente stradale va dai 22 giorni riconosciuti in Campania ai 43 del Friuli Venezia Giulia. 


RESPONSABILITA' E CONNIVENZA

Le “responsabilità” di questa corsa alla richiesta del risarcimento sono individuate da Cannavò in un sistema di eccessiva condiscendenza da parte di alcuni medici che viene involontariamente sostenuto “dalla propensione dei Giudici di Pace a riconoscere comunque il danno alla persona, anche a fronte di una chiara tendenza della Cassazione a non riconoscere la cumulabilità dei risarcimenti”. 
L’invito di Cannavò alle compagnie è esplicito: “non considerare inutile il ricorso al Giudice di Pace in caso di richieste di risarcimento sospette, piuttosto individuare alcuni casi e portarli avanti il giudizio civile”, con l’obiettivo di creare un precedente e tentare, nel tempo, di controbilanciare una tendenza che pare socialmente accettata. 




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