CORONAVIRUS, LA SFIDA DELLA RIPARTENZA

L’economia italiana registra segnali positivi: numeri in crescita, indicatori puntati all’ottimismo. Lucio Poma, capo economista di Nomisma, vede opportunità strepitose per le assicurazioni. A patto però che le nuove tecnologie non vengano utilizzate per fare in maniera diversa le stesse cose che si facevano prima

CORONAVIRUS, LA SFIDA DELLA RIPARTENZA hp_stnd_img
👤Autore: Giacomo Corvi Review numero: 86 Pagina: 24
L’economia italiana è arrivata sorprendentemente bene alla sfida della ripartenza dopo l’emergenza coronavirus. Nel primo trimestre del 2021, secondo le rilevazioni dell’Istat, l’andamento del Pil ha registrato una (seppur minima) variazione positiva dello 0,1%: numeri alla mano, siamo stati una delle pochissime economie al mondo a crescere nei primi tre mesi dell’anno, addirittura l’unica nell’intera Unione Europea. “È una cosa rarissima, solitamente siamo sempre ben al di sotto della media europea”, ha affermato in apertura Lucio Poma, capo economista di Nomisma. Anche le previsioni per il prossimo futuro fanno ben sperare: le stime per la fine dell’anno parlano infatti di un’economia italiana in crescita del 4,7%, persino davanti a una Germania che, secondo le previsioni, si fermerebbe al +3,6%. “È un fatto del tutto inedito, non era mai capitato che battessimo l’economia tedesca”, ha osservato Poma. 
L’ottimismo del momento non riguarda tuttavia soltanto l’Italia: a conti fatti, tutte le economie del mondo, chi più e chi meno, registreranno un certo rimbalzo dopo la brusca battuta d’arresto causata dalla pandemia nel 2020. Spicca in particolare la performance degli Stati Uniti che, dopo aver messo a segno un sorprendente +1,6% nei primi tre mesi dell’anno, si avvierebbero a chiudere l’annata con un formidabile +6,4%.

INDICATORI DI OTTIMISMO

La fiducia nella ripartenza è ben visibile anche dal prezzo di alcune materie prime fondamentali per la nostra economia. Il prezzo del petrolio per esempio, dopo essere sprofondato nei primi mesi della pandemia, ha registrato una lenta risalita e toccato a marzo quota 70 dollari a barile, praticamente sui livelli che erano stati raggiunti prima dell’emergenza sanitaria. 
Segnali positivi anche dal prezzo del rame, un indicatore fondamentale per misurare lo stato di salute dell’industria manifatturiera perché, come ha spiegato Poma, “è la principale materia prima del settore”: ebbene, la progressiva crescita della domanda ha spinto il prezzo del rame oltre la soglia di 10mila dollari per tonnellata metrica, più del triplo rispetto ai 3mila dollari che si erano registrati mediamente fra 1990 e 2004.

L’ANDAMENTO DELL’ORO

Segnali contrastanti sono invece arrivati dall’oro. Il bene rifugio per eccellenza ha infatti avuto un andamento altalenante: dopo essere schizzato a oltre 2mila dollari per oncia nel pieno della pandemia, il prezzo dell’oro ha iniziato a flettersi per poi risalire inaspettatamente intorno ad aprile e maggio.
Per Poma non c’è tuttavia motivo di preoccuparsi: il recente rally dell’oro, secondo il manager di Nomisma, non è infatti da attribuire ai timori della ripresa, ma al rialzo dell’inflazione. “Verso la fine dell’anno l’inflazione è ripartita un po’ ovunque, eccezion fatta per il solo Giappone, e ciò ha scatenato un certo panico: gli operatori finanziari – ha spiegato – hanno avuto timore che, con la ripresa dell’inflazione, le banche centrali restringessero le strategie di quantitative easing, e sono dunque corsi ad acquistare titoli e beni rifugio, come appunto l’oro”. Il panico da inflazione è rapidamente rientrato: l’indice Dow Jones era tornato già alla fine dell’anno sui livelli che si registravano prima della pandemia, cosa che il nostro Ftse Mib è riuscito a fare lo scorso maggio.

LA K DELLE DISUGUAGLIANZE

Tutto bene, dunque? No, perché l’esperienza della pandemia, nonostante l’ottimismo degli ultimi tempi, ha comunque allargato la sfera del bisogno e incrementato le disuguaglianze fra cittadini e imprese. Poma, a tal proposito, ha parlato di un rimbalzo a forma di K: alcune società sono ripartite, mentre altre fanno fatica e forse, chissà, non riusciranno a superare la prova della pandemia. “La ripresa che abbiamo registrato è stata trainata da un gruppo di imprese fortissimo, ma il nostro tessuto produttivo non è purtroppo fatto soltanto da aziende di questo genere”, ha affermato Poma. “Il previsto +4,7% per il 2021 sarà il risultato di imprese che andranno benissimo, mettendo a segno rialzi del 12-13%, e di altre che invece – ha aggiunto – arriveranno a perdere anche il 4%”.
Proprio per questo Poma ha sottolineato l’esigenza di prevedere, nei piani di ripartenza, strumenti idonei ad aiutare anche le aziende in difficoltà.

OPPORTUNITÀ PER LE ASSICURAZIONI

In questo contesto, le assicurazioni si trovano a gestire un cambiamento che sta investendo l’intero settore produttivo. E che, con l’accelerazione data dalla pandemia, arriverà a toccare anche i professionisti delle polizze. Poma ha sottolineato che la tradizionale distinzione fra primario, secondario e terziario è venuta meno, così come le consuete barriere che sussistevano fra settori finanziari. “Ci sono operatori che, senza essersi mai occupati di polizze, stanno entrando nel mercato assicurativo, e anche voi assicuratori, del resto, state facendo la stessa cosa”, ha detto Poma. 
Tutto ciò è reso possibile dalle nuove tecnologie. Che però, ha avvertito Poma, non vanno viste come uno strumento per fare in maniera diversa quello che si faceva prima. “Sarebbe come pensare di utilizzare Microsoft Word come se fosse una vecchia macchina da scrivere della Olivetti”, ha affermato. Per Poma sono adesso necessari nuovi prodotti, soluzioni del tutto diverse da quelle a cui eravamo abituati in passato, magari adeguate a una clientela che mostra una certa attenzione per offerte sempre più sofisticate. “Nell’ambito della medicina – ha preso l’esempio Poma – è possibile sfruttare le nuove tecnologie per offrire non più soltanto la semplice copertura del rischio, ma anche strumenti di prevenzione e assistenza”. Per Poma le opportunità di mercato “sono strepitose”. Tutto sta ora, ha concluso, nel “capire cosa si vuole fare, perchè le tecnologie saranno anche utili ma da sole non possono fare nulla, e siete voi a dover stabilire i vostri obiettivi”.

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