COME GESTIRE L'IMPREVEDIBILITA'

Per rispondere al meglio alle esigenze del cliente, industria, compagnie e broker devono puntare su modelli predittivi, sulla prevenzione e sull'allineamento tra come si vuole coprire un rischio e come lo si fa effettivamente. Ne hanno parlato Marsh, Aon e Willis Towers Watson

05/09/2016
👤Autore: Laura Servidio Review numero: 36 Pagina: 38 - 39
I rischi sono sempre più imprevedibili, ma le assicurazioni possono offrire un valore aggiunto nella loro gestione. I più difficili da stimare sono il cyber crime, il terrorismo, il cambiamento climatico e i problemi connessi alle nanotecnologie: per affrontare queste insidie il mercato sta investendo centinaia di milioni di euro in sistemi predittivi e stocastici, che consentono di fare previsioni e creare una storicità di eventi. 
Se le aziende vogliono quella prevedibilità necessaria per prendere decisioni su come gestire i rischi in base a dati oggettivi, è proprio nell’imprevedibilità (soprattutto in ambiti dove non c’è ancora una base statistica) che le assicurazioni possono offrire il loro contributo “ricreando – conferma Andrea Bono, general manager di Marsh Italia – un punto di contatto tra domanda e offerta”.


REPUTAZIONALE, UN RISCHIO AD ALTO POTENZIALE

Tra i rischi più sentiti dalle aziende, anche da quelle più piccole, vi è quello reputazionale. Secondo una survey mondiale che Aon svolge ogni due anni su un campione molto vasto di aziende, nel 2016 il danno reputazione è considerato il rischio più importante, il più sentito e quello a più alto impatto economico. In Italia, questo pericolo era poco avvertito nel passato: uno studio Mediobanca di tre anni fa lo vedeva come una minaccia non particolarmente significativa, ma oggi non è più così. 
Eppure le polizze vendute in questo ambito si contano sulle dita di una mano, nonostante negli ultimi cinque anni, le prime 100 aziende italiane abbiano bruciato 10 miliardi di euro proprio a causa di questo rischio. 
Dove invece le imprese spendono di più, è sulla comunicazione web con la clientela per gestire l’impatto mediatico che deriva da un danno di reputazione. 





ALLINEARE IL VOLERE E IL FARE

Uno dei punti cruciali sta nel divario che esiste tra il rischio reale, quello percepito, e la soluzione assicurativa proposta: tutti vorrebbero dare una risposta coerente con le necessità dell’impresa, ma questo ancora non avviene. Anche per l’errata percezione del rischio da parte dell’azienda che spesso finisce per sottovalutare il pericolo rinunciando alla polizza: “si parla molto – conferma Federico Casini, presidente esecutivo e dg di Aon Italia – ma si compra poco per ragioni di costo”. Qui serve un maggiore allineamento tra come si vuole coprire un rischio e come lo si fa effettivamente, rispondendo al meglio alle esigenze del cliente.


IL CAPITALE UMANO CREA VALORE

Altro rischio importante è quello legato alle risorse umane: uno dei pericoli maggiori per le imprese deriva dall’incapacità di trattenere e attrarre i talenti. Valorizzare il dipendente, infatti, dà valore aggiunto al clima aziendale e allo sviluppo del fatturato laddove se il lavoratore si sente impegnato, produce il 32% di ritorno positivo sul business. Oggi, quindi, le imprese vedono nella capacità di costruire un buon rapporto con i collaboratori un’opportunità; viceversa, il non avere cura del benessere delle proprie risorse umane diventa una minaccia.




Nella foto, da sinistra: Uberto Ventura, Federico Casini, Maria Rosa Alaggio e Andrea Bono

RENDERE IL CLIENTE PIU' CONSAPEVOLE

Molto importante nella profilazione del rischio è la prevenzione: se prima il compito del broker era quello di vendere tante polizze, oggi si tende a farlo il meno possibile, ricorrendo alla prevenzione per trasferire sull’assicurazione solo ciò che è effettivamente assicurabile. 
È importante, quindi, valutare l’impatto e la frequenza dei rischi in cui si muove l’azienda. “In questo – sottolinea Uberto Ventura, managing director di Willis Towers Watson – serve un atteggiamento maturo che vada al di là della proposizione di polizze accattivanti. E che renda il cliente più consapevole del valore della copertura”. 



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