ANAGINA, UNA RAPPRESENTANZA DI PRIMO LIVELLO

Un’associazione di imprenditori, non un sindacato: così il presidente Davide Nicolao preferisce definire la rappresentanza degli agenti ex Ina Assitalia. Una rete fatta di agenzie con molte peculiarità e di grandi dimensioni, con portafogli medi da 10 milioni di euro

24/09/2020
👤Autore: Beniamino Musto Review numero: 77 Pagina: 40
Nata nel 1944, Anagina è la storica associazione degli agenti della ex Ina Assitalia, compagnia, come noto, confluita in Generali Italia. A guidare la rappresentanza è, dal novembre 2013, Davide Nicolao, che nel 2019 è stato confermato per acclamazione per un secondo mandato. L’associazione, nel giugno scorso, ha cambiato il proprio statuto e, pur lasciando inalterato il proprio nome, ha adottato una nuova denominazione: Agenti imprenditori servizi assicurativi, abbandonando definitivamente ogni riferimento al brand Ina Assitalia. A Insurance Review, Nicolao spiega il perché di questa scelta, che è “in linea con quanto previsto dal recente accordo quadro per l’adozione del mandato unico di Generali Italia, che ha definitivamente consacrato il modello di agente imprenditore che contraddistingue la rete agenziale Anagina”.



LE PECULIARITÀ DI UNA RETE DI PESO

Proprio su questo aspetto Nicolao rivendica la diversità di Anagina rispetto alle altre rappresentanze agenziali del mercato italiano. “Quello che ci caratterizza – sottolinea – è in primis il fatto che Anagina non è un sindacato ma un’associazione di imprenditori assicurativi iscritta a Confindustria. Siamo una rappresentanza di primo livello, e come tale partecipiamo, assieme allo Sna e ad Anapa, al tavolo di confronto con l’Ania per il rinnovo dell’Accordo nazionale agenti”. Inoltre, l’associazione, esattamente come le altre due rappresentanze di primo livello, ha siglato un proprio contratto nazionale per i dipendenti amministrativi delle agenzie generali, che coinvolge in tutto circa 3.000 lavoratori.
La seconda caratteristica che Nicolao mette in evidenza è la peculiarità delle agenzie iscritte ad Anagina. Sebbene non siano un numero particolarmente elevato (in tutto poco più di 250) si tratta di agenzie di grandi dimensioni, “che hanno portafogli medi di 10 milioni di euro, con punte anche di 200 milioni”, osserva Nicolao, che evidenzia anche una terza peculiarità, che consiste nel fatto che “Anagina ha una sottorete proprietaria, attraverso cui le agenzie generali coordinano circa 9.000 intermediari iscritti alla sezione E del Rui”. Il risultato di queste caratteristiche particolari si riflette nel considerevole peso delle agenzie Anagina, da cui passano oltre 4,2 miliardi di premi ricorrenti e circa il 45% dell’intero portafoglio di Generali Italia. 



IL MANDATO UNICO

Come accennato, il cambio di statuto è una diretta conseguenza dell’introduzione del mandato unico di Generali Italia firmato nel luglio dello scorso anno da tutte le rappresentanze agenziali della compagnia. Il nuovo mandato regolamenta in via omogenea i rapporti tra la compagnia e i suoi agenti senza distinzione tra le reti pre-esistenti. Una soluzione che piace a Nicolao, “perché riconosce il modello Anagina di agente-imprenditore che opera attraverso una sottorete formata dai collaboratori selezionati e formati dallo stesso agente”. 
In base all’accordo, gli agenti Generali Italia potranno optare indifferentemente per uno dei tre modelli organizzativi previsti: quello dell’agente imprenditore (il modello di Anagina), quello dell’agente professionista (che opera con attività prevalentemente personale) e quello di agente che opera prevalentemente attraverso i produttori diretti di Generali Italia.
“Anagina – spiega Nicolao rappresenta oltre il 95% degli agenti ex Ina Assitalia che opteranno per questo mandato. Abbiamo pertanto deciso di cambiare lo statuto perché fare ancora riferimento alla vecchia  impostazione non aveva più senso”. La nuova denominazione di Associazione agenti imprenditori servizi assicurativi, “mette in evidenza la figura dell’agente imprenditore che rischia il proprio capitale nello svolgimento dell’attività in quanto risponde della propria rete e dei propri investimenti. Le nostre agenzie – aggiunge Nicolao – sono aziende che hanno una media di 10 dipendenti ciascuna e coordinano tra i 20 e i 30 intermediari iscritti in sezione E”.



DIVENTARE AZIONISTI DELLA COMPAGNIA

A questo si accompagna “la nostra volontà di pesare ancora di più non solo in termini di raccolta premi, ma anche per capacità imprenditoriale. Per questo – spiega Nicolao – stiamo portando avanti un’iniziativa di acquisto di azioni Generali Italia per diventare un punto di riferimento tra i piccoli azionisti della compagnia”. L’operazione, che era stata annunciata già alla vigilia dell’ultima assemblea elettiva di Anagina, dovrebbe avvenire attraverso la cassa dell’associazione, che ha un patrimonio di circa 100 milioni di euro, e potrebbe indirizzare 20-25 milioni verso l’acquisto di azioni Generali. L’obiettivo è quello di rafforzare ulteriormente il rapporto di partnership con la mandante. Un rapporto che è contraddistinto anche “da un confronto molto serrato e attento su alcune dinamiche di visione prospettica”. Sul lato del business Anagina “è perfettamente allineata col progetto di Generali Italia, laddove, tra l’altro, la nostra associazione non annovera alcun agente plurimandatario tra le proprie fila”, precisa Nicolao, che aggiunge però di voler monitorare con attenzione l’evoluzione dell’accordo distributivo siglato tra la compagnia e Poste Italiane, così come la partnership strategica con Cattolica e il futuro ingresso come azionista di peso nel capitale del gruppo veronese. “Ovviamente vigiliamo affinché questo posizionamento strategico di Generali non vada a danno delle reti”, osserva. 


Un momento dell'assemblea di Anagina del novembre 2019

IL MERCATO CHE VERRÀ

Per quanto riguarda la gestione della difficile fase del lockdown, Nicolao esprime soddisfazione per le misure messe in campo dalla mandante. Allo scoppio dell’emergenza, Anagina, assieme alle due altre rappresentanze confederate in Confagi (Gaag e Unat) aveva scritto al ceo di Generali Italia, Marco Sesana, per chiedere che dopo le prime misure messe in campo (una serie di anticipi di partite finanziarie) si desse corso a una nuova “seconda fase” con investimenti concreti a sostegno degli agenti e dei collaboratori. La compagnia ha risposto impegnandosi ad assumere l’onere dei due terzi dei mancati introiti provvigionali delle agenzie nel bimestre aprile/maggio, finanziando la restante parte e fornendo riconoscendo, per lo stesso periodo, un aumento delle provvigioni di incasso in alcuni segmenti danni, e altre misure di sostegno. “Per noi – commenta Nicolao – era molto significativo che la compagnia desse un segnale forte in un momento in cui tutti gli agenti hanno continuato, nel rispetto delle normative nazionali, a svolgere il proprio lavoro perché considerato un servizio essenziale. Dovendo stare con le agenzie aperte, e dunque rischiando sotto il punto di vista sanitario, meritavamo una particolare attenzione da parte della compagnia, che con molto piacere ha accolto”. 
Questo, ovviamente, non può eliminare le difficoltà di operare in un contesto sempre più condizionato dal fattore coronavirus. “Il Covid-19 sta ponendo molti interrogativi nell’evoluzione del mercato assicurativo”. Nicolao osserva da un lato “l’esigenza di tutela maggiore, dove si creeranno spazi per gli assicuratori”, ma dall’altro “una crisi economica che ridurrà la capacità di spesa delle famiglie e soprattutto delle aziende, molte delle quali rischiano la loro stessa sopravvivenza”. Ad ogni modo Nicolao resta ottimista: “il mercato italiano, notoriamente sottoassicurato, ha ampi margini di sviluppo specialmente nel danni retail”. La partita si giocherà anche sulla capacità di saper cavalcare la digitalizzazione, che permetterà di velocizzare molte operazioni. Un elemento che, conclude Nicolao, “potrà favorire le agenzie Anagina, che avvalendosi di un’ampia sottorete possono snellire molti processi”.

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