COMPAGNIE, INTERLOCUTORI PER LE AZIENDE

In un sistema in cui le banche non rappresentano più gli unici protagonisti del mondo finanziario, il settore assicurativo può ricoprire un nuovo ruolo nel dialogo tra investitori ed economia reale

25/06/2015
Forse non è stata ancora percepita in tutta la sua interezza la pericolosità insita nel tenere separati la finanza e l’economia reale. Nell’attesa oracolare di una bolla che prima o poi scoppierà con conseguenze già viste ma non tesaurizzate in esperienza, si insiste nella ricerca di valore derivante da alchimie finanziarie. Questo panorama per l’Italia è ancora più grave. Il sistema finanziario italiano non ha avuto, sinora, protagonisti al di fuori delle banche. Questo ha prodotto un legame pigro tra il sistema produttivo e la finanza che ha sempre letto ed eletto come unico interlocutore le banche stesse. 

Ora che il contesto generale non consente di erogare credito e i rubinetti sono a mala pena gocciolanti si pone il problema di chi può sostenere il mondo delle imprese e gli investimenti. D’altra parte occorre considerare che il quadro delle regole, che si chiamino Basilea o altro, non favorisce atteggiamenti diversi. Eppure c’è un problema che va risolto. Le compagnie di assicurazione stanno vivendo un ritorno al futuro con un afflusso di premi consistente, i rami vita viaggiano con stime prossime di incremento annuo vicino ai 40 miliardi di euro e questi quattrini dovranno pure generare dei rendimenti. 
Ma dove e come nel tempo tali rendimenti potranno essere prodotti, questo, è da costruire. 
Se si analizza lo schema di Solvency, l’assorbimento patrimoniale per categorie di investimento è fortemente improntato verso investimenti sovereign e per di più area Unione Europea o comunque con alto rating. Man mano che ci si sposta di categoria si arriva ad accantonamenti vicini al 50% come nel caso di equity alternative. Sembrerebbe, così come posto, un teorema insolubile. Eppure occorre riflettere per favorire un maggiore dialogo tra gli investitori istituzionali e l’economia reale. 


RICERCARE SEGMENTI DI OPERATIVITA'

Non si può, direi non è consentito, continuare a pensare che sia solo deputato alle banche il finanziamento degli investimenti produttivi. Del resto l’ingresso di nuovi soggetti specializzati nel mercato, in particolare di fondi specializzati e regolati in ambito Ue, come gli Aifm o anche il nascente quadro Eltif, afferma chiaramente che la strada del futuro è questa: l’unica che può generare valore per chi investe oltre che contribuire in modo efficace al miglioramento del quadro economico generale. Da qui si deve iniziare per costruire una relazione efficiente ma non basata su un vetero statalismo che mette sul piatto garanzie per chi investe, secondo il criterio del last resort, così siamo tutti contenti, non è questa la direzione. La partita si gioca sulla capacità valutativa che è la sfida principale richiesta agli operatori di mercato, e quindi alle compagnie, abbandonando la leggenda che esistono investimenti privi di rischio ed entrando in segmenti di operatività dove si può sviluppare, tra l’altro un efficace cross selling. Si pensi al finanziamento dell’export e all’indotto che può generare in termini di coperture assicurative per le imprese. Naturalmente le opportunità di mercato saranno vantaggio di chi muoverà per primo. E come la mossa del Cavallo, in tre mosse si copre tutta la scacchiera, se si conoscono le regole del gioco.


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