IL RISCHIO DELLA SCELTA SBAGLIATA

Anche le Pmi devono puntare a strutturare un’organizzazione capace di farle resistere e possibilmente crescere sul mercato. Per tali aziende lo sforzo è notevole e diventa importante un supporto culturale di sistema, soprattutto per quanto riguarda le soluzioni da adottare in ottica di gestione del rischio

31/10/2018
Il termine più efficace per definire l’ambiente in cui le imprese oggi operano è complessità. Per competere devono investire, innovare, essere presenti sui mercati internazionali e allo stesso tempo in regola con le norme e i parametri richiesti dalla filiera nella quale sono inserite: è necessario un profilo che è tanto più difficile da raggiungere quanto più piccole sono le dimensioni della struttura. 
In questo scenario economico, l’approccio integrato alla gestione dei rischi può rappresentare una leva competitiva attraverso la quale tutelare i propri asset, materiali e immateriali, per raggiungere gli obiettivi aziendali, incrementare il valore nel tempo, garantire agli stakeholder la continuità operativa.

MISURARE E PREVEDERE

Per la mia quotidiana esperienza con le Pmi, non è del tutto corretto affermare che gli imprenditori non gestiscono i rischi: la realtà mostra diverse modalità di approccio tra le aziende di medie dimensioni, che hanno organizzazioni sulle quali stanno investendo risorse, e le piccole realtà dove spesso la gestione del rischio risiede nell’istinto dell’imprenditore, che non è detto sbagli. In questo caso, ciò che manca è la capacità di misurare, senza la quale è difficile definire le priorità di intervento e porsi degli obiettivi. Si rischia di allocare nel modo sbagliato risorse già limitate, lasciandosi influenzare da eventi recenti, e tralasciando quelli con impatti devastanti per la continuità aziendale.
Gli imprenditori tendono a percepire il rischio sul bene tangibile e sottovalutano quello indiretto: i dati dimostrano che il danno indiretto ha un volume pari a circa 2,5 volte il danno diretto, ma nonostante questo in Italia la diffusione della polizza da interruzione di attività è ancora molto sotto il 10%, contro il 90% della media europea.

SERVE UN APPROCCIO SISTEMATICO

La mancata mappatura dei rischi porta oggi le aziende a sottoscrivere più polizze per il medesimo rischio, tralasciando coperture fondamentali per fronteggiare minacce più frequenti come i rischi cyber, sempre più temibili in realtà altamente interconnesse come sono oggi gli stabilimenti produttivi, i danni all’ambiente o la minaccia idrogeologica, tipica di un Paese fragile come il nostro.
Il primo motivo per cui i miei clienti decidono di risparmiare è per far fronte a eventi imprevisti che potrebbero colpire la famiglia o l’impresa. Ma le somme accantonate possono non essere adeguate a fronteggiare un grave evento, mentre potrebbero essere in parte destinate a un’adeguata copertura assicurativa, e in parte investite e remunerate, riducendo il costo totale del rischio. 
È indubbio che il nostro Paese soffra di un’arretratezza culturale su questi argomenti, ma non ci si può dimenticare che l’asse portante del nostro sistema produttivo è caratterizzata da piccole e piccolissime imprese, una caratteristica strutturale che neppure la crisi ha modificato. Realtà che per dimensioni non possono investire in strutture dedicate di risk management, ma che vanno aiutate a crescere in cultura sulla gestione dei rischi. 

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