AGENTE, UNA SPLENDIDA PROFESSIONE

Per un intermediario assicurativo donna, conciliare le necessità professionali con quelle familiari è possibile. Da questo mestiere si impara molto, perché è un continuo work in progress in cui si sviluppano capacità organizzative, imprenditoriali e relazionali

28/04/2020
Diventare agente di assicurazione non era nei miei piani giovanili. All’epoca credevo che, una volta sposata, avrei sicuramente smesso di lavorare (allora ero dipendente di un’agenzia). Invece fu l’esatto contrario. Dopo il matrimonio, infatti, ho iniziato il mio percorso per diventare agente.
Non nascondo che è stata una strada in salita. Ma dopo essere riuscita a superare gli esami di abilitazione all’albo (oggi Rui), sono riuscita a firmare il mio primo mandato da agente generale, iniziando dalla polizza zero. Era il 1991. L’anno successivo sarebbe nato il mio secondo figlio. 
E inizia proprio da qui il mio percorso di maturità, non solo professionale, ma anche come donna. Sono state le difficoltà della vita e le strade in salita che mi hanno fatto crescere. Il dover trovare un perfetto equilibrio tra casa, lavoro, figli e, per quanto possibile, anche il tempo per le ambizioni personali. Sotto questo aspetto devo dire che la professione di agente mi ha aiutato moltissimo: pur essendo un lavoro autonomo, quindi senza orario fisso, sono riuscita sempre a pianificare i tempi di lavoro e quelli familiari. 

L’INCONTRO CON L’ATTIVITÀ SINDACALE

A un certo punto della mia vita, dopo circa 15 anni di attività, mi sono imbattuta, per puro caso, nel Sindacato nazionale agenti
Non so perché l’abbia scoperto così tardi. Probabilmente per mia distrazione o forse perché mi ritenevo già abbastanza impegnata fra casa e lavoro. All’epoca mi interfacciavo quasi esclusivamente con i colleghi della stessa compagnia, ero impegnata anche come componente nel direttivo del gruppo aziendale, e credevo che tutto ciò fosse già abbastanza per l’accrescimento e la mia formazione professionale. Eppure reputo questa distrazione uno dei miei più gravi errori. Se avessi conosciuto lo Sna all’inizio della mia carriera lavorativa, avrei sicuramente organizzato e diretto la mia attività in modo completamente diverso, evitando molti problemi. 
Ad ogni modo devo constatare che purtroppo questo è un errore molto frequente tra i colleghi, molti dei quali considerano il sindacato più come un astratto organismo politico che come ente di formazione, di conoscenza, assistenza, supporto e crescita professionale.
Sono entrata in Sna in un forte momento di fermento politico interno e ne sposai immediatamente la causa. Nel 2007, insieme ad altri colleghi, abbiamo ricostituito la sezione provinciale di Ragusa, di cui sono presidente. Mi piace sottolineare che il mio Esecutivo provinciale è quello più al femminile d’Italia. Quattro componenti su sette sono donne: insieme a me sono presenti Valentina Biazzo, Carmem Cellura e Rossella Pluchino, colleghe molto in gamba, fortemente impegnate e ottime professioniste. 

UN KIT DIGITALE PER L’AGENZIA

All’interno dello Sna ho ricoperto diversi incarichi: mi sono occupata della questione meridionale riguardante agenti operanti nel Sud Italia; sono stata responsabile dell’area tecnica rami elementari e vita; area sub-agenti; area nuovi iscritti. Attualmente mi sto occupando di un’iniziativa chiamata Progetto Kda (Kit Digital Agency), che mira a creare consapevolezza presso i colleghi per dotarsi di strumenti tecnologi adeguati alla gestione della propria banca dati e di tutti i processi di agenzia, in maniera compliant alla normativa e in modo autonomo e indipendente.
Nel 2012 mi sono fatta coinvolgere dell’entusiasmante progetto di cambiamento di Claudio Demozzi, e ho iniziato il mio percorso come componente dell’Esecutivo nazionale Sna, che prosegue tutt’ora. In tutti e tre e i suoi mandati, Demozzi ha sempre tenuto molto in considerazione la componente femminile nei suoi esecutivi, affidando ad agenti donna incarichi di rilievo, come testimonia il ruolo di Elena Dragoni in qualità di vice presidente vicaria. Se da un lato noi donne rappresentiamo la parte più operativa e pratica, dall’altro è bene ricordare che in questo ambito valgono soltanto le proprie competenze, non certo l’essere maschio o femmina.

UN CONTINUO WORK IN PROGRESS 

Credo che l’emancipazione femminile sia insita in ogni donna. Ognuna nel proprio ambito, familiare e/o lavorativo, conduce giornalmente la propria battaglia. Il lavoro contribuisce in maniera determinante alla nostra vita personale e sociale, diventando di fatto una componente importante della nostra felicità. Io amo moltissimo il mio lavoro. Definisco la professione di agente un continuo work in progress, dove si imparano a sviluppare capacità organizzative, imprenditoriali, relazionali e di problem solving. 
Nel mio percorso di donna e agente i due ruoli si sono alimentati e nutriti a vicenda: la mia personalità e il mio carattere sono stati sempre determinanti nelle scelte che ho dovuto intraprendere, così come la conoscenza, la crescita, l’esperienza professionale hanno rafforzato il mio modo di essere, contribuendo non solo a un’indipendenza economica, ma soprattutto a rendermi una donna civilmente e socialmente sempre più libera.

NEL PROFONDO SUD

Come già accennato, vivo e lavoro a Ragusa. Fino ad alcuni anni fa la mia città era poco conosciuta fuori dalla Sicilia. Molti la confondevano con Siracusa. Ora Ragusa è ben nota per essere la location della serie televisiva Il commissario Montalbano. Non racconto questo aneddoto solo per un personale campanilismo, ma anche come esempio di questione meridionale.
Chi vive e lavora al Sud ha subito almeno una volta una qualche forma di discriminazione territoriale. Forse più che discriminazione dovrei parlare di pregiudizio territoriale. Nella mia esperienza personale l’ho percepita da parte delle compagnie, basti pensare a determinate clusterizzazioni effettuate su alcuni territori meridionali, con limitazioni assuntive. Di questione meridionale, come accennato, mi sono occupata dal 2012 al 2015 come primo incarico in Sna, in qualità di componente dell’Esecutivo nazionale con delega al Mezzogiorno d’Italia. Abbiamo costituito un osservatorio tra tutte le sezioni provinciali del Sud, al fine di monitorare alcuni fenomeni: l’abbandono del territorio da parte delle compagnie; la forte concentrazione delle imprese che operano al sud; customer defection; clientela orientata verso compagnie dirette e comparatori; chiusure di agenzie; ricerca di mandati. Gli esiti ci hanno permesso di analizzare meglio la problematica, che è stata approfondita in una tavola rotonda sul tema E.. se muore il Sud tenutasi a Palermo con la partecipazione di alcuni protagonisti del mercato assicurativo e della politica.

Nella foto: Angela Occhipinti, presidente della sezione provinciale Sna di Ragusa e componente dell’Esecutivo nazionale del sindacato (la seconda da sinistra), assieme alle colleghe Valentina Biazzo, Carmem Cellura e Rossella Pluchino

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