ENTUSIASMO E DETERMINAZIONE, DOTI PER VINCERE

Essere nati con il dna dell’assicuratore non basta a farsi strada. Serve passione, coraggio e capacità di fare squadra guardando oltre, verso nuove opportunità

02/11/2020
Se penso al possibile titolo di un libro da scrivere, probabilmente lo intitolerei così: “Figlia, sorella, moglie, madre, magari più in là nonna e imprenditrice”. Sì, perché in tutto questo scorrere della vita, contemporaneamente, c’è anche la donna imprenditrice, nel mio caso agente di assicurazioni Allianz a Velletri, e ci si accorge che proprio quest’anno gli anni dedicati all’attività sono 35.  
Da tanti anni guido l’agenzia Fernando Cancellieri & C., che nel tempo si è sviluppata e conta oggi cinque sedi agenziali e altrettanti agenti, 14 subagenzie, 18 dipendenti e 40 collaboratori.
Penso che la mia essenza sia racchiusa in poche parole: entusiasmo, felicità, positività, ottimismo, passione. 
Le difficoltà e le sfide che la vita ha posto sul mio cammino sono innumerevoli e soprattutto in quei momenti ho attinto a quella linfa vitale che, sono convinta, solo le donne siano in grado di produrre in quantità illimitata (non me ne vogliano i colleghi uomini). Una linfa che si alimenta se si ha una visione positiva della vita, la capacità di organizzarsi, di rialzarsi, se si ha il coraggio di affermare le proprie idee e di condividerle, se si sanno affrontare i cambiamenti, e tanti dal 1985 ce ne sono stati. 

FIGLIA D’ARTE NON BASTA

La storia dell’agenzia, avviata 54 anni fa, è anche la mia storia e ritengo sia proprio bella: iniziata da mio padre Fernando nel 1966, l’anno in cui sono nata.
Ho sempre quindi respirato “aria di assicurazione” e mi sono innamorata di questo lavoro quando ho iniziato a lavorare con lui, che mi ha trasmesso tutta la passione per l’attività di agente. Da tutti gli venivano riconosciute quelle doti che lo hanno portato a creare una delle maggiori organizzazioni agenziali sul territorio nazionale. Le sue capacità professionali e umane hanno fatto della nostra squadra una grande famiglia.
I primi passi in questo ambiente fatti con lui sono un bellissimo ricordo. Essere figlia d’arte è stato bellissimo, ma è stato anche un ruolo difficile nel quale muoversi con la costante voglia di continuare a crescere.
In agenzia ho iniziato l’attività nel 1985 come produttore. Frequentavo nel frattempo giurisprudenza ma, desiderosa, di diventare agente di assicurazioni non per titoli equipollenti (prima si poteva), dopo solo un anno ho iniziato a studiare per sostenere l’esame e a frequentare i corsi di tecnica assicurativa. Ho esplorato tutti gli ambiti del lavoro agenziale e dopo neppure due anni ero procuratore dell’agente.
È stato fondamentale avere la fiducia di mio padre, sia come giovane e sia come donna. Gli agenti darebbero oggi così tanta fiducia ai propri figli ventenni? E le compagnie?

NON È COSA PER DONNE?

A 23 anni mio padre mi avrebbe voluto come sua coagente: in effetti ero molto giovane, ma penso che anche il fatto di essere una donna non abbia giocato a favore. Per la prima volta ho percepito che a volte le donne possono trovarsi in difficoltà nel mondo del lavoro quando in un colloquio con un capo area di quel periodo mi è stato chiesto perché, in quanto giovane donna, non potevo accontentarmi di essere procuratore dell’agente. Diventai agente solo tre anni dopo, insieme a mio fratello e altri due collaboratori storici di mio padre. 
Dell’attività agenziale mi affascinavano la pianificazione commerciale, la formazione, l’animazione della rete, ma anche la ricerca di progetti innovativi volti a migliorare l’organizzazione. Da qui la volontà, nel 2005, di diventare un’agenzia certificata quando nessuna agenzia di assicurazioni lo era. Mi è sempre piaciuto avere buone relazioni con i clienti, con le direzioni prima di Ras e poi di Allianz che negli anni ho conosciuto, con i collaboratori di agenzia, con i colleghi delle associazioni che ho frequentato, ricoprendo anche qualche ruolo al loro interno.
Ho sempre prediletto la crescita dei giovani, tanto che oggi alcuni ricoprono ruoli di responsabilità all’interno dell’organizzazione agenziale. Non lo nego, mi piace molto come lavorano le donne: hanno la grande capacità di sapersi sempre organizzare se amano il loro lavoro, sono affidabili, responsabili, creative, tra donne si è solidali e una lacrima non produce sinonimo di debolezza. Ritengo però che il mondo degli agenti sia ancora troppo carente di donne. Ancora oggi anche i giovani, soprattutto nelle zone di provincia, pensano che il nostro sia un lavoro più adatto agli uomini. Proprio noi donne dovremmo impegnarci di più a far conoscere questa attività, ci vorrebbe maggiore vicinanza tra noi. 

COSTRUIRE NELLA DIFFICOLTÀ, PER CRESCERE

Non mi piace invece ricordare gli anni che vanno dal 2007, quando è mancato mio padre, al 2011, il periodo professionalmente più difficile durante il quale però mi sono temprata e sono diventata più forte, resiliente e molto coraggiosa. Anni in cui si sono dovute prendere decisioni importanti per il futuro dell’agenzia, in cui tutto quel che era stato sembrava non avere più un significato e venivano richieste capacità che forse fino a quel momento non era stato necessario dover esprimere. Anni in cui l’attività dell’agente è profondamente cambiata, ma anche in agenzia quasi tutto si è dovuto ricostruire, attraverso momenti molto dolorosi.
In questi ultimi anni molte energie sono state dedicate alla trasformazione tecnologica e digitale che proprio durante l’emergenza Covid ci ha visti preparati in un batter d’occhio: la squadra ha veramente dimostrato di essere vicina all’agenzia e di essere in grado di affrontare anche le situazioni emergenziali e difficili.
Consolidare la relazione con i clienti e coinvolgere tutti in questo è sempre stato il mio chiodo fisso. Lo abbiamo fatto attraverso momenti di aggregazione innovativi, con eventi in agenzia e fuori, e oggi anche via web. 
Ora siamo alla ricerca di sistemi che ci portino ad attrarre clientela giovane, e grazie all’ingresso di un data analyst (una giovanissima donna) abbiamo elaborato degli studi molto approfonditi che hanno coinvolto anche tutta la rete subagenziale.

LA REALIZZAZIONE DI UN SOGNO

Un’ultima cosa, ma non ultima. Avevo un sogno, quello di creare una Fondazione che portasse il nome di mio padre per aiutare chi è più bisognoso e portare avanti quel suo dono di voler aiutare sempre gli altri. Ho studiato molto la possibilità di crearla ma non è cosa semplice. Un giorno, grazie alla Fondazione Allianz Umana Mente e alla Perildono Onlus, ebbi la fortuna di conoscere la possibilità di dar vita a un Fondo. Così nel 2018 nacque il Fondo Fernando Cancellieri e con esso a oggi tante iniziative di beneficienza sono state organizzate, una ancora in corso per la grave pandemia che ci ha colpito.
Ora mi sento una donna più forte e completa, perché non dobbiamo mai dimenticare chi non ha la fortuna di vivere una vita come la nostra.

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