CONDURRE I CITTADINI VERSO LA MIGLIORE SCELTA PER IL FUTURO

Aiutare i risparmiatori a visualizzare le implicazioni delle proprie decisioni finanziarie sulla propria vita, per poi fornire soluzioni personalizzate ai casi individuali. È questo il compito, oggi strategico soprattutto a fronte del gap pensionistico, di coloro che operano nell’industria

14/01/2021
Non c’è più spazio in Italia per rimandare la questione previdenziale: questa evidenza, nella sua preoccupante perentorietà, è emersa da un recente progetto di ricerca che, come Moneyfarm, società di gestione del risparmio con approccio digitale, abbiamo realizzato in collaborazione con Progetica.
Il lavoro è frutto di una rielaborazione originale di dati economici, demografici e sulle attitudini degli italiani, ed evidenzia una situazione desolante per quanto riguarda le prospettive previdenziali in Italia. In un futuro non troppo lontano, milioni di lavoratori italiani andranno in pensione con metà dello stipendio, anche in caso di continuità lavorativa dai 25 anni in poi. Per le donne le prospettive sono ancora meno rosee perché il loro assegno sarà fino al 20% inferiore di quello degli uomini. L’emergenza Covid ha fatto saltare tutte le proiezioni sulla sostenibilità della nostra spesa pensionistica (facendo per esempio salire sopra il 17% il rapporto tra spesa e Pil, il cui picco era previsto attorno al 16% per il 2045) e anche chi riuscirà ad avere continuità sul lavoro e oggi ha 40 anni si potrà aspettare in media solamente un assegno di poco superiore al 50% dell’ultimo stipendio. Non solo: i dati Ocse confermano che chi entra oggi nel mondo del lavoro passerà un terzo della propria vita in pensione. Nonostante questo, a oggi, solo il 35% dei lavoratori dipendenti ha deciso di destinare il proprio Tfr a una forma di previdenza integrativa. Complessivamente, solo 23 italiani su 100 stanno versando in previdenza integrativa, ossia solo un italiano su quattro sta pensando al proprio futuro pensionistico. Tra l’altro, a fine 2019, si registrano oltre due milioni (2.179.285) di silenti, ossia persone che hanno un fondo pensione ma che hanno smesso di versare. E coloro che versano, spesso, lo stanno facendo in modo sbagliato, optando per strumenti a basso rischio che non garantiscono una sufficiente crescita del capitale. In generale ci si iscrive tardi, si versa poco e in modo discontinuo. 

SQUILIBRI NEL SISTEMA DI WELFARE

Questo stato di cose non si concilia con il fatto che nei prossimi anni il sistema pubblico rischia di andare ancora di più sotto pressione. L’arretramento del sistema di welfare appare ineluttabile: in Italia si nasce di meno, si inizia a lavorare più tardi in un mondo del lavoro sempre più precario, e si vive sempre più a lungo. Un micidiale mix demo-socio-economico che rovescia equilibri consolidati sui quali si reggeva il welfare pubblico. Il nostro attuale sistema si basa sul cosiddetto patto intergenerazionale: i contributi che versiamo oggi vengono solo virtualmente accantonati presso l’Inps, ma in realtà saranno finanziati dai lavoratori del futuro. È evidente che non basteranno per mantenere in equilibrio il sistema. Insomma, che quella della previdenza sia una vera emergenza è noto, ma guardare i numeri dovrebbe portare le persone ad agire immediatamente per porre rimedio alla situazione. Per quanto riguarda il gap pensionistico le proiezioni ci raccontano che anche chi avrà continuità lavorativa (quindi una parte minoritaria della popolazione) vedrà nei prossimi anni i tassi di sostituzione calare costantemente. Andare in pensione con il 70%-80% dell’ultimo stipendio non sarà più possibile, prima le persone si accorgono delle implicazioni di questo cambiamento, prima potranno prendere le dovute contromisure. Le alternative non sono molte: o sperare che per qualche ragione il pubblico inverta la tendenza nei prossimi decenni, nonostante le crescenti pressioni demografiche, o cominciare a integrare il prima possibile con una soluzione di previdenza complementare. 

UNA QUESTIONE DI CONSAPEVOLEZZA

Purtroppo, i dati mostrano che solo una parte minoritaria della popolazione sta agendo concretamente, nonostante il fatto che la previdenza sia uno degli ambiti dove lo Stato mette a disposizione dei cittadini un importante apparato di incentivi, anche fiscali. Dove si inceppa dunque il meccanismo? Si parla molto di educazione finanziaria e sicuramente è un aspetto che merita attenzione. La consapevolezza è il primo passo che può portare a prendere decisioni corrette per la propria situazione specifica. Tuttavia, è fondamentale trovare un linguaggio più efficace per comunicare con il pubblico. Ritengo che parlare di educazione possa essere talvolta respingente: il compito di coloro che operano nell’industria è semplicemente quello di aiutare i risparmiatori a visualizzare le implicazioni delle proprie scelte finanziarie sulla propria vita, per poi fornire soluzioni personalizzate ai casi individuali. 
A volte il concetto che si fatica a far passare è che è nel miglior interesse di ciascuno prendere le migliori decisioni dal punto di vista finanziario. Prendiamo l’esempio della pensione: le proiezioni sull’aumento dell’aspettativa di vita ci raccontano, come anticipato, che passeremo in media quasi un terzo della nostra esistenza in pensione. E questo è solo un valore medio. Coloro che vivranno più a lungo passeranno un periodo ancora più lungo in pensione, un’opportunità del genere può essere sfruttata solamente operando una corretta pianificazione finanziaria, altrimenti ci potrebbe trovare nella situazione paradossale in cui vivere di più diventa un problema, economicamente parlando. Aiutare le persone a visualizzare questi problemi in modo diverso si è dimostrata una strada efficace: il 40% di chi ha seguito un percorso di educazione previdenziale e di accompagnamento personalizzato ha dichiarato che modificherà le proprie strategie pensionistiche. Dal canto nostro, recentemente abbiamo lanciato il portale missionepensione.com che non solo mette a disposizione di tutti i cittadini tante informazioni e risorse utili, ma anche l’esperienza dei nostri professionisti per offrire consulenza previdenziale gratuita. Il successo che sta avendo questo portale ci dà un’ulteriore conferma della necessità di questo tipo di iniziative da parte degli operatori dell’industria. La conoscenza è la prima arma di difesa che tutti i cittadini possono utilizzare per tutelare il proprio futuro. Noi, come consulenti da sempre attivi nel supportare i risparmiatori in ogni fase della vita, abbiamo pensato a una serie di iniziative proprio per cercare di stimolare la consapevolezza e l’azione verso l’integrazione previdenziale: oggi non più un’opzione, ma una necessità ineludibile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli correlati

I più visti