IMPRENDITORI E PERITI, INSIEME NELL’INTERESSE COMUNE

La fiducia nella relazione tra aziende e mondo peritale non può prescindere da una collaborazione basata sulla conoscenza e sulla condivisione. È questo il presupposto su cui costruire occasioni di incontro e contenuti inerenti al rischio, alla loro prevenzione e alla capacità di ridurre danni diretti e indiretti a seguito di un sinistro

14/03/2019
Molti sono i problemi che affliggono giornalmente l’imprenditore: la gran parte sono stringenti, sicché spesso non gli consentono di dedicare la dovuta attenzione a quelli solo possibili, come le grandi questioni riferite alla gestione del rischio. Dalle esperienze maturate negli anni riteniamo che le cose potrebbero funzionare meglio se il mondo dell’imprenditoria e il mondo peritale potessero incontrarsi sempre più per scambiare le loro esperienze e dar conto delle reciproche esigenze.
Parliamo del rapporto che deve nascere tra il perito che opera nei rami danni, chiamato a gestire un evento dannoso, ad esempio un incendio o un evento catastrofale, con un imprenditore la cui azienda sia stata malauguratamente coinvolta in un tale evento.
Se interviene un perito in concomitanza di un evento dannoso è perché esiste un contratto assicurativo, quindi qualcuno in azienda si è posto il problema dell’assicurazione e questo è certamente positivo. Tuttavia l’esperienza dimostra che spesso il sinistro si rivela il momento in cui l’imprenditore, forse per la prima volta, si confronta in modo davvero attento con il tema della gestione del rischio, anche se in quel momento non si ragiona più di rischio possibile ma di danno certo. In questo contesto l’imprenditore percepisce, subendoli, gli eventuali limiti presenti nel contratto assicurativo da lui stipulato, e questo certamente non giova al rapporto tra i due. 
Spesso è in questa occasione che l’imprenditore legge, forse per la prima volta con attenzione, le clausole del contratto, le cosiddette condizioni generali di assicurazione.
Si noti come il riferimento è volutamente alla figura dell’imprenditore: la dimensione medio/piccola del tessuto industriale italiano ha infatti molti pregi, ma anche qualche difetto, come quello di accentrare sul titolare dell’azienda molte attività tra cui spesso anche quella di risk manager, attività che nelle aziende medio/grandi è svolta da un professionista dedicato.

DIVERSI LIVELLI DI CONSAPEVOLEZZA DEL RISCHIO

I rischi cui le aziende sono esposte sono più di uno e vanno dall’incendio, ai rischi catastrofali, ai danni indiretti, al furto, alla Rc generale, alla Rc prodotti e, ultimo arrivato ma non per questo meno grave degli altri: il cyber risk.
L’esperienza ci porta a dire che oggi la consapevolezza dei rischi connessi all’incendio è diffusa; molti sono gli imprenditori che si sono posti il problema, anche se non sempre alla decisione di stipulare un contratto assicurativo corrisponde una corretta valutazione delle somme da assicurare e una uguale attenzione nella individuazione delle garanzie da opzionare. Una esemplificazione su tutte: con riferimento ai danni catastrofali spesso la scelta è per una copertura assicurativa limitata ai soli  eventi atmosferici, che non tutti percepiscono essere cosa diversa dagli eventi catastrofali. 
Spesso si delegano a terzi le valutazioni sul patrimonio dell’azienda, dove solo l’imprenditore ne conosce a fondo la consistenza. Non è pertanto raro verificare in sede di perizia insoddisfacenti coperture assicurative da cui derivano poi inevitabili complicazioni nella definizione del danno.
Ancora meno percepito è il danno che può derivare all’azienda dall’interruzione del ciclo produttivo in conseguenza di uno dei già citati eventi. Il riferimento è qui al danno da interruzione di esercizio, un tipo di copertura assicurativa assai poco diffusa e di cui l’industriale sente spesso la mancanza in occasione di un evento grave. 
Diversamente, sta sempre più crescendo nelle aziende una coscienza del rischio derivante dalla Responsabilità civile prodotti, forse perché il rischio è meglio percepito, mentre meno diffusa è la percezione della garanzia di prodotto.
Ancora da esplorare è la problematica collegata al cyber risk. In questo caso l’esperienza sui sinistri è ancora tutta da sviluppare. Pochi eventi non fanno statistica e la percezione del rischio, tutt’altro che materiale, non aiuta a comprenderne la portata (fa riflettere l’esito delle verifiche condotte dalla FireEye – azienda statunitense di sicurezza di reti informatiche – sullo stato della sicurezza informatica delle grandi aziende e organizzazioni: nelle aziende dell’area Emea il tempo mediamente necessario ad accorgersi di un’intrusione nel proprio sistema informatico è di 175 giorni! Sei mesi! E si tratta di grandi organizzazioni. Facile immaginare che aziende più piccole non percepiscano nemmeno i danni che possono aver subito).

FAVORIRE IL CONFRONTO TRA LE PARTI

Nei sinistri che interessano i beni, il perito interviene quando l’emergenza si è appena concretizzata. 
L’assicuratore, tramite il suo fiduciario, porta delle soluzioni e andrebbe quindi considerato come una risorsa, non come un problema in più. 
L’associazione peritale Aipai, cui mi onoro di appartenere, annette molta importanza a questo aspetto, tant’è che invita con sempre maggiore frequenza a partecipare ai propri incontri, oltre agli attori del processo assicurativo, i rappresentanti dei consumatori e delle aziende, proprio per favorire al meglio la diffusione delle notizie e il rapporto di collaborazione che, fermo il ruolo di ciascuno, deve esistere e sempre più migliorare nell’interesse di tutti.
Il rapporto tra imprenditore e perito dovrebbe essere improntato alla massima fiducia, nella convinzione che l’interesse comune è quello, oltre che di limitare i danni, di avviare una pronta ripresa della produzione. Una proficua collaborazione nella gestione dei danni diretti ai beni consente infatti indirettamente di ridurre l’impatto sull’attività produttiva dell’azienda, e quindi di contenere i danni di tipo indiretto.
La collaborazione aiuta poi a superare l’emergenza. Il perito, a motivo delle esperienze maturate, ha un patrimonio di conoscenze in grado di suggerire modalità di intervento e nominativi di aziende specializzate nel disaster recovery o in altre attività utili per intervenire in modo vantaggioso nel ripristino dei danni.
Concludendo, spesso è l’evento dannoso che porta a una migliore conoscenza dei rischi connessi all’attività e delle coperture assicurative possibili. Non è però certo buona politica attendere di subire un sinistro per migliorare la propria cultura del rischio e con essa una meditata scelta delle coperture assicurative. 
Sarebbe quanto mai utile arricchire le proprie conoscenze in incontri tra imprenditori che hanno avuto la sventura di patire un danno, magari in un confronto tra imprenditori, intermediari e periti. Di modo che, confrontando le esperienze, si possano meglio valutare i rischi e le coperture possibili nella propria azienda.

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aipai,

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