UOMO-SMARTPHONE-CLOUD: LA RIVOLUZIONE DIGITALE

La rapidità dell’innovazione tecnologica ha trasformato il modo di vivere e di lavorare. Anche l’attività peritale può avvalersi di strumenti evoluti per analizzare, calcolare e rappresentare l’entità del danno. Con qualche rischio che non si limita solo alla vulnerabilità dei dati e delle informazioni

20/05/2019
“Molte sono le rivoluzioni tecnologiche che cambiano il mondo, (…) ma poche sono quelle che cambiano gli uomini e lo fanno radicalmente” scrive Alessandro Baricco nel suo recente libro The Game, un interessante saggio sulla rivoluzione digitale che ha radicalmente trasformato il mondo negli ultimi trent’anni. 
Baricco parte dalla considerazione che la rivoluzione digitale non sia stata la causa ma l’effetto di una profonda rivoluzione mentale nata per reazione ai tragici avvenimenti che avevano sconvolto il mondo nella prima metà del ’900. The Game, descrivendo i principali eventi tecnologici, traccia una mappa del nostro nuovo reale, che Baricco chiama oltremondo, nel quale sembrerebbero trionfare superficialità e libertà, ma dove invece prendono vita i progetti e le idee dei pionieri che hanno teorizzato questo nuovo universo. Sappiamo che il processo di trasformazione è sempre più rapido ma, al tempo stesso, ci rendiamo conto di come sia difficile tenere sotto controllo questi fenomeni, che a volte ci spaventano e ci danno la sensazione di essere esposti a rischi che ancora non riusciamo a comprendere.
Proprio nei giorni scorsi, dialogando con alcuni colleghi, si ragionava su come la rivoluzione digitale abbia trasformato la nostra professione di periti assicurativi.
Per noi che non siamo nativi digitali è stato un po’ come vivere la nostra rivoluzione industriale: dal lavoro manuale, alle macchine, all’automazione, al robot. Poco più di trent’anni fa si usava la macchina da scrivere, non c’era il cellulare, si cominciavano a vedere le prime fotocopiatrici con carta chimica. A pensarci oggi, sembra preistoria.

UN MONDO ORMAI LONTANO

Baricco fa un analogo excursus storico parlando del gioco e raccontando il passaggio dal calciobalilla al flipper, al primo videogioco: il passaggio dalla civiltà analogica alla civiltà digitale.
Chi di noi ha avuto l’opportunità di studiare i fondamenti dell’informatica ha potuto comprendere i principi che stanno alla base del passaggio dall’analogico al digitale, ed è forse riuscito a inserirsi senza troppi disagi in questa trasformazione. Ma per chi ha perso il passo, il percorso è stato arduo. Dopo secoli nei quali l’icona uomo-spada-cavallo ha racchiuso la nostra civiltà, siamo passati in pochi anni alla nuova icona: uomo-tastiera-schermo; ma oggi potremmo addirittura dire uomo-smartphone-cloud.
Trent’anni anni fa l’attività peritale a seguito di un sinistro incendio si basava principalmente sul rilievo fisico. Non esistevano i file con i dati contabili, né l’aiuto del foglio di calcolo: nella migliore delle ipotesi c’erano stampe della contabilità a una certa data, lunghi tabulati di magazzino spesso non aggiornati e altri documenti più o meno formalizzati che andavano analizzati per cercare di ricostruire, con l’aiuto dei rilievi fisici, la situazione di un reparto produttivo o di un magazzino merci che era stato distrutto dall’incendio. Le macchine fotografiche utilizzavano le pellicole (ricordate la Kodak?) e bisognava aspettare alcuni giorni prima di ritirare le fotografie sviluppate per poi selezionarle e incollarle sulle relazioni da inviare alla compagnia. E poi bisognava stendere le stime dei danni alle diverse partite di polizza, scrivendo a macchina lunghi elenchi di descrizioni e importi e facendo i calcoli con le calcolatrici, che andavano controllati e ricontrollati più volte per non rischiare di commettere errori. Era davvero un altro mondo!

L’ACCELERAZIONE DEL CAMBIAMENTO

L’evoluzione ha avuto inizio con i primi sistemi di videoscrittura, il telex (con il quale si potevano inviare rapide e telegrafiche comunicazioni), la fotocopiatrice con carta normale. Verso la fine degli anni ’80 è arrivato il telefax e poi i primi personal computer: ricordo il primo processore 286 dell’Ibm e un disco fisso da 20Mb, con le prime versioni di Word e Excel; ma anche questa è ormai preistoria. Da quel momento in poi la trasformazione ha assunto un’enorme accelerazione, dettata dalla rapidità con cui le prestazioni degli strumenti digitali aumentavano. La potenza di calcolo è decollata e ha aperto la strada alle rapidissime evoluzioni dagli anni ’90 in poi. Nel 1991 il Cern (Centro europeo di ricerca nucleare) annunciava la nascita del world wide web (www) e nel giro di pochi anni Internet diventava uno strumento per tutti: gli utenti passavano da pochi milioni nel 1995 a circa 3,5 miliardi nel 2015.
A metà anni ’90 veniva introdotto il primo smartphone ma solo nel 2007, con l’avvento dell’i-phone della Apple, il telefono intelligente – un piccolo computer facile e maneggevole – diventava lo strumento sconvolgente che oggi ha trasformato la nostra vita. In questo contesto proliferano la digitalizzazione delle immagini e dei suoni, la posta elettronica, il wi-fi, l’alta definizione, l’avvento dei social, l’e-commerce e le altre tecnologie basate sui successi della microelettronica e di linee di trasmissione sempre più potenti e veloci. E da ultimo, l’intelligenza artificiale!

TRA TECNOLOGIA E VALORE DELLE COMPETENZE

Siamo tutti parte dell’oltremondo, di un’enorme grande gioco globale (The Game) nel quale siamo immersi, ma che viene governato e controllato da altri.
Questa rapida carrellata, che non ha alcuna pretesa di dare una descrizione minimamente esaustiva di quel processo irrefrenabile che ha trasformato radicalmente ogni ambito della nostra vita, vuole dare un’immagine di come siamo passati, nel nostro lavoro, dai lunghi e laboriosi rilievi fisici di trent’anni fa per accertare il numero di frullatori bruciati, a un’attività peritale che si avvale di strumenti straordinari che ci mettono in grado di analizzare, calcolare, rappresentare, trasmettere in tempi rapidissimi qualunque cosa.
Scopriamo però che i sistemi con cui gestiamo i nostri dati e le nostre informazioni sono vulnerabili, e siamo esposti a rischi di violazione, attacco, manomissione. Un recente studio del Clusit (Associazione italiana per la sicurezza informatica) ha rivelato che ogni giorno vengono lanciati nel web milioni di tentativi di attacchi informatici che hanno lo scopo di violare i sistemi di protezione di molti settori di business: hospitality, trasporti, pubbliche amministrazioni, sport, con l’obiettivo di trafugare dati personali e aziendali. Solo nel primo trimestre del 2018 si sono verificati 730 attacchi gravi a livello globale; nel 2017 erano stati 1127. Il senso di potere dato dalle nuove tecnologie si scontra con un fastidioso senso di insicurezza e di paura di perdere grandi quantità di dati.
Nel nostro mondo la rivoluzione digitale ha certamente aperto nuove prospettive: comunicazione sempre più rapida, elaborazioni speciali, presentazioni, filmati, rilievi mediante droni, la videoperizia. Rispetto agli attacchi informatici e alla possibile perdita di dati, mi preoccupa maggiormente un altro rischio: che vada perduta la capacità di gestire sinistri particolarmente complessi grazie alle competenze multidisciplinari e alla professionalità di cui i periti italiani hanno sempre dato dimostrazione. Temo non ci sia intelligenza artificiale in grado di restituircela.

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