INTERRUZIONE DI ATTIVITÀ: SERVONO LE POLIZZE PARAMETRICHE?

Gli effetti per aziende ed esercizi commerciali delle restrizioni legate alla pandemia hanno aperto il mercato alle coperture di business interruption secondo criteri parametrici. L’applicazione in questo specifico ambito è in realtà complessa e molto sfaccettata, tanto da ritenere comunque consigliabile l’intervento di periti competenti per quantificare il danno

INTERRUZIONE DI ATTIVITÀ: SERVONO LE POLIZZE PARAMETRICHE? hp_vert_img
“Viviamo tempi straordinari” deve aver pensato Stéphane Manigold, mentre, invece di occuparsi del menù di cuisine destructurée del suo ristorante parigino Substance, inoltrava al proprio assicuratore una richiesta di risarcimento per i danni da interruzione di attività conseguenti alla pandemia.
Molti suoi colleghi ristoratori italiani, che non disponevano di coperture contro i danni da interruzione di esercizio, nel frattempo, passavano le loro serate a protestare con vistosi cartelli nelle trasmissioni televisive di Rete4.
La pandemia ha fatto comprendere, ahimè concretamente, a una vasta rappresentanza dei ceti produttivi cos’è il rischio di interruzione di esercizio, in particolar modo ai titolari di attività ricettive, a chi opera nel settore dell’intrattenimento e spettacolo, ai ristoratori e ai piccoli esercenti in genere.
Per alcuni di essi, la forzata interruzione di attività legata ai lockdown e alle misure restrittive imposte dalle autorità ha determinato la chiusura definitiva delle attività.
Si è pertanto generata la percezione di un bisogno di protezione che non era prima sentito, soprattutto dai piccoli operatori economici le cui scelte assicurative si erano sempre tradizionalmente rivolte alla protezione dei beni e alle coperture di responsabilità civile, quando non all’autoassicurazione (volendo così definire l’assunzione totale e non sempre pienamente consapevole dei rischi).
In alcuni assicuratori è pertanto maturata l’idea di introdurre sul mercato assicurazioni parametriche contro il rischio di interruzione di attività legata a eventi pandemici1. 

UNA QUESTIONE DI COSTI E NON DI OPPORTUNITÀ

Pare bizzarro che in un Paese con una modesta cultura assicurativa, nel quale si preferisce apparire in una trasmissione televisiva e reclamare interventi pubblici, si passi dalla non assicurazione a coperture assicurative legate esplicitamente a eventi catastrofali, ai quali tipicamente il mondo assicurativo si è approcciato con grande prudenza.
Se pur i rischi pandemici godano oggi di una innegabile e inevitabile attenzione e sia probabile che in un mondo globalizzato si succedano con maggiore frequenza, occorre ricordare che nella storia questi eventi non rappresentano una novità e si sono ripetuti con cadenza secolare2.  
Incendi, fenomeni atmosferici e altri eventi avversi hanno certamente una frequenza ben più elevata e ripartita nel tempo, a fronte di un’estensione naturalmente ben diversa.
È pertanto legittimo domandarsi, al di là delle esigenze e opportunità di marketing e dell’ondata emotiva del momento, l’utilità di proporre coperture assicurative contro rischi specifici legati alla diffusione di malattie e non invece di stipulare coperture assicurative contro danni da Business interruption conseguenti a una serie di eventi tra i quali quelli tradizionalmente compresi nelle polizze assicurative dei rami danni, con l’eventuale estensione al rischio pandemico.
Una risposta a questo interrogativo viene da Claudio Perrella, socio Anra che, intervenendo sulle polizze parametriche, riferisce con franchezza: “Bisogna partire dall’assunto che le compagnie preferiscono tagliare di netto l’attività di accertamento, anche se magari a volte verranno corrisposti indennizzi che altrimenti non lo sarebbero stati”.

COME FARE I CONTI CON L’EVASIONE FISCALE

Ma come potranno operare le polizze parametriche per la business interruption? È lecito ipotizzare che verranno proposte ad attività economiche medio-piccole, di semplice funzionamento (pubblici esercizi, locali aperti al pubblico, ecc.); più difficile pensare che possano essere proposte ad aziende strutturate di produzione o alla grande distribuzione, sia per la maggiore complessità del loro funzionamento, sia perché solitamente dotate di una managerialità in grado di adottare politiche di gestione del rischio più sofisticate, oltre che per le rilevanti somme di denaro da garantire da parte degli assicuratori.
Quali i parametri da adottare per queste piccole e medie aziende? Si potrebbe pensare a una riduzione percentuale di alcuni parametri contabili: l’ebidta, ad esempio, potrebbe essere un indicatore valido ma, al di là di qualche difficoltà di comprensione da parte di piccoli operatori economici, occorre ricordare che l’Italia è un paese caratterizzato da una diffusa evasione fiscale, sicché i dati medi di reddito di imprese individuali o società di persone risultano piuttosto modesti, come anche il capitale investito in queste piccole e piccolissime aziende.
Un altro dato che si può assumere, con una certa semplicità, ancorché potenzialmente condizionato dal fenomeno della diffusa evasione fiscale, è quello del fatturato. Ma un calo di fatturato non si traduce automaticamente in un calo di utili. Lo ha recentemente ricordato, in primis ai politici di tutti gli schieramenti, il Presidente del Consiglio Mario Draghi, come si trova frequentemente a fare un qualsiasi perito di fronte a una richiesta di ristoro di una perdita di fatturato da parte di un qualsiasi pubblico esercizio3. 
Si potrebbero utilizzare altri dati, quali il numero di coperti (per i ristoranti) o la dimensione dei locali. Ma già si è visto che la possibilità di disporre di spazi all’aperto - propri o concessi, anche gratuitamente, dai Comuni - ha determinato rilevanti differenze nell’operatività dei diversi esercenti.

NON CI SONO PARAMETRI CERTAMENTE UNIVOCI

Inoltre, le iniziative che le diverse aziende hanno saputo o hanno potuto prendere hanno determinato risultati differenti a parità di dimensioni: si pensi alle società di ristorazione che hanno saputo implementare servizi di delivery o operare come mense, piuttosto che i negozi che si sono avvalsi del web per la distribuzione dei loro prodotti o hanno iniziato a recarsi presso i clienti per servizi personalizzati.
Si potrebbe pensare anche a parametri territoriali: ma se ad esempio prendiamo la provincia di Novara, ben diverso è stato l’impatto tra esercizi simili ubicati nel capoluogo piuttosto che nelle località lacustri dove la stagione estiva 2020 è risultata memorabile per bar e ristoranti, affollati da tanti italiani, che hanno supplito al calo dei turisti stranieri. Oppure prendiamo anche un singolo comune come Milano. Un esercizio ubicato nella city assicurativa delle Tre Torri, dove tutte le aziende hanno adottato per lunghi mesi lo smart working, si è trovato in una situazione ben diversa da uno collocato in un quartiere residenziale in cui i cittadini, oltre che tornare la sera, hanno imparato a passare le giornate lavorando, in buona parte, da casa.
Per non parlare dei diversi provvedimenti pubblici di sostegno alle imprese che possono portare a distorsioni; società che possono fruire del credito d’imposta sugli affitti, ma anche società che hanno potuto fruire della cassa integrazione per i dipendenti, ecc.
Comprendere la realtà e riportarla in modelli semplificati è il naturale lavoro degli assicuratori.
La gestione di un sinistro è, invece, raramente un fatto banale, in particolar modo quando sono tante le variabili che ne condizionano frequenza e (soprattutto in questo caso) la magnitudo.



SERVE UN ACCERTAMENTO PROFESSIONALE E COMPETENTE

Se le polizze parametriche possono funzionare bene con taluni rischi agricoli, la gestione di un sinistro di interruzione dell'attività, ancorché conseguente a un evento pandemico, comporta l’apprezzamento di una serie di fattori, alcuni esogeni alla realtà imprenditoriale osservata e altri endogeni, che pare difficile possano essere riportati a un modello parametrico.
Vi è inoltre una esigenza di carattere sociale, tanto più forte a fronte della diffusione della crisi economica conseguente alla pandemia, di venire incontro a chi davvero ha subìto perdite rilevanti, oltre che il principio cardine dell’indebito arricchimento.
Per accertare correttamente un danno di interruzione di attività occorrono periti formati, qualificati, specializzati, continuamente aggiornati e correttamente retribuiti, che sappiano in primo luogo comprendere il funzionamento di un’azienda e l’impatto che su di essa hanno o possono avere determinati eventi avversi.
Oggi, già molti professionisti operano su garanzie di business interruption; moltissimi poi trattano queste questioni nei sinistri di Rct. Soprattutto, i periti conoscono bene le realtà delle aziende di ogni dimensione e le reali conseguenze che un grave evento avverso può avere su di esse.
Se le coperture di interruzione di attività sono destinate a crescere, anche con forme diverse ed eventualmente semplificate rispetto a quelle oggi più diffuse, i professionisti di Aipai sono pronti a raccogliere la sfida e l’associazione a supportarli garantendo formazione e aggiornamento continuo.


1 https://www.industriaitaliana.it/polizze-parametriche-anra-assicurazione-rischi-coronavirus/.
2 https://www.visualcapitalist.com/history-of-pandemics-deadliest/ .
3 https://www.corriere.it/
economia/aziende/21_aprile_16/sostegni-cos-ha-detto-draghi-aiuti-rapporto-utili-sostegno-chi-ha-perso-tutto-53d55682-9ec2-11eb-a475-be5cae54c7bb.shtml

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