FIGLI DI UN DIO MINORE

I periti italiani vivono da sempre una condizione di svantaggio rispetto ai colleghi in Francia, Regno Unito, Germania e Spagna. La scuola peritale italiana nei rami danni non ha nulla da invidiare ai colleghi del resto d’Europa, ma non sembra che questo prezioso patrimonio di know-how e di competenze sia apprezzato e adeguatamente valorizzato da molti nel nostro Paese

FIGLI DI UN  DIO MINORE
Autore: Giuseppe Degradi Numero Review: 97 Pagina: 12-13
Qualcuno ricorderà un vecchio film del 1986 dal titolo Figli di un dio minore nel quale si raccontava la storia di un insegnante, James, che arriva in una scuola per sordomuti e, utilizzando metodi innovativi, cerca di riscattare persone che da sempre vivono il disagio di sentirsi escluse e inferiori. 
L’insegnante vive poi una storia d’amore con una ragazza che frequenta la scuola, Sarah, e che è la vera protagonista del film. Da una parte James capisce che spesso, mossi da superficialità, si pensa di poter aiutare qualcuno applicando però il proprio punto di vista, rischiando ancor più di creare distanza e differenze; dall’altro Sarah riesce per la prima volta a credere nelle proprie capacità e a capire che può avere una vita felice e quasi normale.
Con l’espressione figli di un dio minore, entrata nel gergo, si tende quindi a individuare una categoria di persone che hanno meno degli altri e che si ritrovano ad affrontare i problemi e le sfide di ogni giorno partendo da una situazione di svantaggio.

Non so perché ma, rileggendo l’articolo di qualche mese fa nell’ambito di questa stessa Rubrica, dal titolo Novantaeuropiuiva, mi è tornato alla mente quel film del 1986 riferito alla nostra categoria di periti assicurativi. Non tanto perché, come sottolineato in quell’articolo, un compenso così modesto per i sinistri di frequenza non consente di mettere in atto tutti gli adempimenti che sarebbero richiesti ai periti da parte delle mandanti, ma per evidenziare che i periti italiani vivono da sempre una condizione di svantaggio rispetto ai colleghi degli altri paesi europei più evoluti: Francia, Regno Unito, Germania e Spagna. Mi riferisco in particolare alla considerazione che viene riservata in questi paesi ai professionisti che svolgono l’attività di perito: vengono parificati ai migliori professionisti di altre discipline quali avvocati, medici, docenti universitari, tecnici specialisti di diverse discipline e viene loro riconosciuto un compenso adeguato a tale levatura. 
Mi riferisco all’attività peritale per sinistri complessi, per la quale viene richiesta ai periti l’ormai nota multidisciplinarietà che li deve mettere in grado di affrontare tematiche di qualunque genere e situazioni particolarmente difficili. Già in altre occasioni abbiamo avuto modo di evidenziare come la scuola peritale italiana nei rami danni non abbia nulla da invidiare ai colleghi degli altri paesi, ma non sembra che questo prezioso patrimonio di know-how e di competenze sia apprezzato e adeguatamente valorizzato da molti.

COMPENSI SOTTO LA MEDIA EUROPEA

Negli ultimi anni abbiamo assistito a varie iniziative imprenditoriali che hanno portato alla creazione di aziende in grado di gestire in varie forme grandi numeri di sinistri di frequenza, con particolare attenzione alla riparazione in forma specifica. Iniziative degne di rispetto che sono state accompagnate, in qualche caso, anche dall’acquisizione di risorse professionalmente qualificate per la gestione anche di sinistri di livello superiore. Augurandosi che il mercato sappia individuare le competenze necessarie e valutare quelle offerte dalle diverse strutture, resta il fatto che in Italia, in molti casi, i compensi per il lavoro più qualificato non sono in linea con quelli degli altri paesi europei. Ci sarebbero molte considerazioni da fare sulle tariffe orarie che vengono applicate dai loss adjuster in Regno Unito, Francia o Germania per certe tipologie di sinistri rispetto a quelle riconosciute in Italia, ma sarebbero necessarie opportune puntualizzazioni. Va però osservato che ci sono compagnie che riconoscono all’estero compensi orari decisamente superiori a quelli che sono disposti a riconoscere in Italia. Resto dell’idea che gli uffici sinistri debbano essere esigenti con i propri periti, ma non credo che una continua situazione di sofferenza di molte strutture peritali dia un’immagine positiva al mercato.

ALLE PRESE CON L’INCREMENTO DEI COSTI

Qualcuno penserà: il solito pianto greco di antica memoria. Ma da troppo tempo, a mio parere, non se ne parla, ed è ormai avviata una deriva che rischia di danneggiare in modo irreparabile tutto il settore. Non affronto questo tema per chi si occupa con continuità di sinistri molto rilevanti, per i quali i compensi seguono logiche e approcci diversi, ma per quelle strutture peritali che da anni investono in formazione e curano la preparazione dei propri professionisti per fornire un servizio sempre più qualificato e si trovano a dover subire, in molti casi, tariffe forfettarie che non si sono mai adeguate nel tempo e sono ferme da oltre 10 anni; anzi, in molti casi si sono ridotte. Basterebbe pensare all’enorme incremento dei costi del personale e dei costi di trasporto per comprendere che i margini, ammesso che ci siano per certe tipologie di sinistri, si sono certamente molto ridimensionati.

Ricordo l’insegnamento dei nostri maestri di un tempo: dicevano che il perito, con i suoi collaboratori, deve svolgere il proprio lavoro mettendo in gioco tutte le sue capacità e la sua professionalità per cercare di ottenere il migliore risultato per la propria mandante, senza pensare al compenso che potrà ricevere. Sono ancora convinto che questo sia l’approccio corretto da applicare a ogni tipo di incarico professionale ma, data la delicatezza del lavoro che svolgiamo, sono altrettanto convinto che il perito debba anche essere soddisfatto del compenso che riceve. Devo dire che mi lascia molto perplesso chi afferma: “…ma potrei trovare molti altri periti disposti a svolgere lo stesso incarico per molto meno”. Non credo che per un intervento chirurgico di un proprio figlio si possa scegliere il medico che costa meno, o che per farsi difendere in un procedimento penale si opterebbe per l’avvocato più economico.

MANTENERE ATTRATTIVA LA PROFESSIONE

Non dobbiamo correre il rischio che la nostra professione diventi poco attrattiva per le persone più qualificate o, peggio, che chi ha scelto di intraprendere l’attività di perito e ha investito molte risorse per la propria formazione non intravveda un futuro che possa valorizzare la sua professionalità e decida di cambiare strada. Ci auguriamo quindi che le persone più lungimiranti sappiano guardare al futuro con un’ottica di sviluppo che possa comportare una crescita di tutto il settore e la valorizzazione di tutte le professionalità. Come Aipai continueremo a sostenere questi argomenti anche in ambito Fuedi (la federazione europea delle associazioni peritali) perché, proprio attraverso il confronto con gli altri paesi, si possano riconoscere adeguatamente le qualità professionali, in modo che nessuno si senta figlio di un dio minore.

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