NON C’È ALTERNATIVA AL CAMBIAMENTO
Di fronte alla sfida di eventi naturali sempre più estremi, i periti italiani devono acquisire nuove competenze tecniche e multidisciplinari per la gestione di sinistri più complessi
06/02/2026
Il film No other choice (Non c’è altra scelta) del regista sudcoreano Park Cham-wook, una commedia drammatica e grottesca, racconta la vicenda di un uomo che ha raggiunto nella propria vita un buon successo: un lavoro soddisfacente (esperto nella produzione della carta), una moglie e due figli, una bella casa, due cani, due auto e una vita agiata.
Quando all’improvviso viene licenziato, tutto intorno a lui crolla rapidamente. Da quel momento, egli è convinto di non poter trovare un altro lavoro, se non nello stesso settore. Per cui fa di tutto, veramente di tutto, per cercare di farsi assumere in un’altra azienda che produce carta, pensando appunto che non ci sia altra scelta.
LA PROPENSIONE A CAMBIARE
Se da un lato ritengo che il film proponga tematiche che appaiono a tratti diseducative, dato che il protagonista arriva a compiere azioni molto discutibili e insensate, dall’altro offre lo spunto per qualche riflessione che potrebbe riguardare la vita professionale di chi svolge l’attività di perito. Innanzitutto, pone il tema della necessità di avere una propensione al cambiamento. Se pensiamo a come si è modificato il lavoro dei periti assicurativi che si occupano della gestione di sinistri rami elementari da quando è nata Aipai a oggi, possiamo certamente affermare che il cambiamento è stata la costante che ha caratterizzato il sessantennio di vita dell’associazione. Nel 2028, infatti, Aipai compirà 60 anni, e per questa ricorrenza ci proponiamo di fare un bilancio sull’evoluzione del settore e della professione peritale in particolare. Dal punto di vista organizzativo, partendo dai piccoli studi degli anni '80, nei quali il professionista, esperto principalmente in danni da incendio in ambito industriale, gestiva un numero limitato di sinistri con una struttura di pochi collaboratori, attraverso vari passaggi, si è determinato un progressivo aumento di operatori e un ampliamento delle strutture peritali per far fronte al notevole incremento del numero di sinistri, dato dalla diffusione delle polizze a copertura degli immobili civili e industriali, oltre che dei vari tipi di polizze di responsabilità civile. Dal punto di vista professionale, ai periti è stato chiesto nel tempo di ampliare le proprie conoscenze, di acquisire competenze multidisciplinari, di imparare a utilizzare le nuove risorse tecnologiche che l’evoluzione dell’elettronica e dell’informatica hanno via via messo a disposizione, di sviluppare soft skills. Senza dubbio, i periti hanno saputo adattarsi al cambiamento. C’è chi è stato in grado di anticipare i tempi e si è strutturato con uffici in diverse regioni; chi si è collegato a strutture internazionali; chi ha saputo integrare nella propria organizzazione varie competenze specialistiche per affrontare sinistri in vari settori di nicchia; chi ha accolto nella propria organizzazione professionalità diverse. C’è anche chi è rimasto legato alla propria struttura originaria e ha preferito non cambiare, ottenendo comunque soddisfazioni professionali: per tutti, oggi più che mai, è indispensabile rimanere al passo con i tempi. L’evoluzione tecnologica ha sviluppato strumenti sempre più avanzati e performanti da cui nessuno può prescindere; mi riferisco in particolare all’intelligenza artificiale che, come molti dicono, nel giro di pochi anni rivoluzionerà la nostra vita più di quanto non abbia fatto il computer dagli anni '80 a oggi. Anche se non è facile prevedere quale sarà l’evoluzione nel nostro settore, è presumibile che per una parte rilevante dei sinistri property (quelli di modesta entità ed elevata frequenza) non sarà più necessaria un’attività peritale come quella svolta fino a oggi: quel tipo di pratiche si concentrerà su un numero limitato di strutture che utilizzeranno strumenti informatici, più che le competenze peritali. I periti devono dunque prepararsi a questo grande cambiamento. Dovranno specializzarsi e acquisire competenze tecniche e multidisciplinari per la gestione di sinistri più complessi, perché nei prossimi anni ci sarà in Italia la necessità di un maggior numero di periti preparati per affrontare le conseguenze di eventi atmosferici sempre più estremi e di gravi calamità naturali: alluvioni, terremoti e frane.
LA SFIDA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
La parte finale del film No other choice mostra quale potrà essere l’evoluzione dei diversi processi produttivi e delle attività professionali. Il protagonista riesce a ottenere un nuovo lavoro ma si ritrova a operare completamente da solo, come supervisore, in un grande stabilimento dove tutto il processo di produzione della carta è svolto da macchine che funzionano in continuo, senza presenza di persone.
L’intelligenza artificiale sarà in grado di soppiantare quella parte del nostro lavoro che è ripetitiva e non richiede particolari competenze. Potrà anche essere di aiuto nell’analisi della documentazione, nell’approfondimento di argomenti tecnici, nella comparazione di prezzi e in molte altre fasi dell’attività peritale che fino a poco tempo fa erano svolte dai periti attraverso ricerche e analisi in vari ambiti. Difficilmente però l’intelligenza artificiale sarà in grado di analizzare il nesso causale tra l’origine del sinistro e le sue conseguenze, rilevare tutti i danni e attribuirli alle diverse partite di polizza tenendo conto delle definizioni specifiche previste dal contratto, verificare la situazione in cui si trovava il rischio assicurato al momento del sinistro in rapporto con quanto previsto dalla normativa del settore e quanto riportato nella polizza e nelle dichiarazioni dell’assicurato, rilevare eventuali aggravamenti di rischio, individuare tutte le clausole di polizza potenzialmente interessate, cogliere nei dettagli l’applicazione delle diverse garanzie ed eventuali esclusioni o limitazioni, formulare valutazioni che tengano adeguatamente conto dei danni materiali, dei danni di natura indiretta, dei maggiori costi, delle eventuali migliorie apportate, del livello di manutenzione che era messo in atto dalla ditta assicurata; di relazionarsi in ogni fase del processo con i referenti dell’azienda assicurata, con gli intermediari, con gli eventuali consulenti e/o specialisti e/o fornitori che vengono coinvolti per la gestione dell’emergenza e poi delle operazioni di ripristino dei danni; di analizzare il trend nel tempo dell’attività dell’azienda per la valutazione delle perdite di profitto o del margine di contribuzione e separare le conseguenze del sinistro da quella che sarebbe stata la normale evoluzione dell’andamento aziendale, di quello specifico settore, della clientela, dei rapporti commerciali, delle azioni della concorrenza, delle quote di mercato. Potremmo continuare a descrivere altre fasi dell’attività peritale che sono abitualmente effettuate per la gestione di gravi sinistri (sia property che liability) nei quali vi sia una polizza completa e articolata, e nei quali siano interessate tutte le partite e varie garanzie, ma ogni evento è da considerare un caso a sé stante e avrebbe le proprie specificità.
In conclusione, compito del perito è comunque quello di raggiungere un accordo finale tra le parti interessate per arrivare a definire il sinistro in termini condivisi, alla luce di tutto quanto è emerso nel corso dell’iter peritale. Per tutte queste ragioni, il mondo assicurativo non potrà fare a meno in futuro di periti qualificati e competenti che sappiano gestire con professionalità i sinistri complessi e rilevanti: è facile prevedere che l’evoluzione del mercato porterà a un incremento di questa tipologia di sinistri. Il cambiamento, quindi, continua e il perito è certamente in grado di adeguarsi all’evoluzione tecnologica per rispondere alle aspettative dei diversi stakeholder, sapendo che egli resterà fondamentale per tutto il mercato assicurativo: non c’è altra scelta.
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