C'E' SPERANZA PER IL PERITO NON MOTOR?

Dopo la pubblicazione della norma Uni 11628, ai loss adjuster è richiesto, su base volontaristica, di certificare la propria professionalità. Nel tempo serviranno investimenti economici e formazione continuativa. A fronte di questo impegno, però, competenze e capacità tecniche andrebbero maggiormente tutelate verso il rischio di ingresso nel mercato di soggetti non adeguatamente preparati

17/05/2016
Il periodo è difficile, come tutti sperimentano di persona.
Le occasioni di lavoro sono sempre meno frequenti, la remunerazione sempre meno interessante. Intanto crescono le richieste dei clienti e le responsabilità poste dalle leggi e dai committenti a carico dei professionisti.
 
Non basta: sempre più spesso, l’utente confonde quella che è la sua aspettativa con quello che sarebbe lecito attendersi e tale situazione complica ulteriormente il lavoro del libero professionista.
Nelle scorse settimane è stata pubblicata la norma Uni 11628, che definisce i requisiti relativi all’attività professionale del perito assicurativo non motor.
Come sarà meglio approfondito da altri in apposita sede, ai periti viene oggi chiesto su base volontaristica di certificare la propria capacità professionale.
In futuro ci si augura quindi non sia più possibile che un professionista, sia pur valido in altro campo, possa d’emblée diventare perito rami elementari, senza aver dapprima compiuto un percorso di istruzione, magari previo affiancamento con persona di provata esperienza, e senza aver prima ottenuto la suddetta certificazione.
Nel frattempo, però, questo rappresenta un nuovo onere per il perito che, dopo aver conseguito la prima certificazione, dovrà compiere gli atti previsti e prescritti per conservarla: il processo di certificazione va confermato ogni anno, rinnovato dopo cinque e rifatto dopo dieci.


COSTI, FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO

Un impegno, come si può facilmente comprendere, non indifferente dal punto di vista tecnico ed economico, visto che a ogni passaggio corrisponde un costo.
Non basta: oggi, per continuare a essere validamente iscritti a Ordini e associazioni professionali, come Aipai, occorre dimostrare di aver partecipato nel corso dell’anno a un certo numero di corsi di aggiornamento e specializzazione. Aipai dispone per statuto di un comitato tecnico scientifico deputato a individuare argomenti che siano di interesse per la categoria ed è coordinato con istituti a carattere universitario per poter svolgere corsi a un livello adeguato alla preparazione  dei soci, alcuni dei quali svolgono la professione da anni e con successo.
Anche qui, viene richiesto ai periti un impegno non indifferente in termini di tempo ed economici, dal momento che i corsi hanno un costo, cui si aggiungono peraltro inevitabili spese di trasferimento, e un significativo investimento di tempo che viene inevitabilmente sottratto alle incombenze d’ufficio.


CONCORRENZA AD ARMI PARI

Se però da una parte c’è certezza degli impegni che sono oggi richiesti al perito non motor, dall’altra non vi è certezza del futuro di questa professione.
Si parla, ad esempio, con sempre maggiore insistenza, della possibilità che sul mercato intervengano aziende specializzate nell’indennizzo del sinistro in forma specifica, un po’ come avviene nel ramo auto con le carrozzerie convenzionate, che si propongono anche per l’esecuzione di accertamenti tecnici e peritali.
Se da una parte è corretto che il mercato segua la sua strada, sempre nel rispetto del consumatore che ha diritto a una perizia condotta da professionista competente e indipendente, dall’altra non pare equilibrato chiedere tanto, per promettere sempre meno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

periti, rc auto,
👥

Articoli correlati

I più visti