WELFARE PER TUTTI I CITTADINI

Il problema dell’adeguatezza delle pensioni non può essere risolto con interventi isolati, ma costruendo un sistema di previdenza complementare in cui siano coinvolti tutti i lavoratori, anche i giovani. Il punto di partenza resta l’analisi dei dati della busta arancione per una costante valutazione del gap previdenziale

WELFARE PER TUTTI I CITTADINI hp_vert_img
Gli attuari da tempo stanno proponendo un tavolo di lavoro per realizzare in Italia un welfare allargato e integrato, che riguardi almeno quattro questioni di base quali il lavoro, la previdenza, l’assistenza e la sanità. 

L’obiettivo, che a prima vista può sembrare quasi ovvio (e in realtà non solo è difficile da raggiungere, ma presenta elevati profili di complessità) è quello di risolvere il problema del welfare per tutti i cittadini del Paese, senza esclusioni, realizzando, relativamente a ciascuno dei suddetti aspetti, un trattamento almeno sufficiente. Focalizzandoci sulla previdenza, da tempo l’Ordine degli attuari in molteplici sedi, anche istituzionali, ha evidenziato come il problema più urgente da risolvere sia quello dell’adeguatezza delle pensioni, in particolare per le nuove generazioni, ma non solo (si pensi a una larga parte dei lavoratori autonomi, ai parasubordinati, ecc) che rischiano di avere tassi di sostituzione modesti. La questione dell’adeguatezza, infatti, deve riguardare tutti e non può che passare attraverso l’utilizzo della previdenza complementare fin da giovani, oltre che da un costante monitoraggio del gap previdenziale. Per questo è necessario disporre dei dati della busta arancione e analizzare costantemente il gap previdenziale, in modo da indirizzare l’iscritto nelle fasi della sua vita lavorativa verso le forme di investimento opportune e adeguate. Si tratta di individuare, quindi, nel tempo, quelle asset allocation che garantiscano, rispetto al bisogno previdenziale dell’iscritto, quel rendimento tale da permettere al montante finale di dar luogo a una rendita aggiuntiva che, sommata a quella della previdenza di base, determini un importo di pensione adeguato. 





FLESSIBILITA' E PROBLEMI DI CASSA

Questo è il tema che abbiamo sul tappeto, e che dobbiamo risolvere se vogliamo dare un senso ai fondi pensione. Gli attuari su tale tema sono già in prima linea con i loro modelli di simulazione e con la loro esperienza, e possono offrire un contributo determinante. Manca però ancora la giusta sensibilità, nonostante anche le delibere della Covip indirizzino chiaramente verso questa direzione. Ma  spesso anche le norme non aiutano: pensiamo all’aumento della fiscalità, o alle anticipazioni per altre esigenze che rischiano di depauperare quanto accantonato per la previdenza complementare, oppure alla poca pubblicità e incentivazione che viene data ai fondi pensione che meriterebbero, da parte del Governo, un intervento forte. La risoluzione del problema dell’adeguatezza delle pensioni non passa infatti attraverso interventi spot, ma dal buon funzionamento del sistema della previdenza complementare e dalla necessità che tutti vi siano iscritti, e non solo una parte dei lavoratori; in alternativa si rischia, infatti, di avere pensionati di serie A e di serie B, ovvero pensionati con pensioni adeguate e altri con pensioni insufficienti. Oggi, invece, il dibattito appare incentrato solo sulla flessibilità che di fatto è poi un correttivo alla legge Fornero, il cui intervento troppo drastico ha creato più di un problema ai lavoratori in età più avanzata, con la punta più alta toccata con la questione degli esodati. Ora recuperare un po’ di flessibilità in uscita è senz’altro un tema importante, ma anche qui sono state formulate molte proposte: tutte, comprese quelle presentate dall’Ordine degli Attuari, assolutamente meritevoli di essere prese in considerazione. Ma tutte, diciamolo chiaramente, si sono scontrate sempre con lo stesso problema: le disponibilità di cassa. Quindi la strada che si sta prendendo, quella del prestito, è quella che sembra, a oggi, essere l’unica compatibile con le casse dello Stato; speriamo naturalmente di essere smentiti, e che possano essere individuate anche altre soluzioni aggiuntive. Ad ogni modo, affrontato il problema della flessibilità, resta  quello dell’adeguatezza. Ci auguriamo che quest’ultima questione venga quindi affrontata in modo serio e risolutivo, così da dare sostanza a uno dei tasselli del welfare integrato e allargato.

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