PARTE DAL TERRITORIO IL CONTRASTO AL CLIMA CHE CAMBIA

Non solo grandi azioni globali, ma anche il contributo delle imprese può essere utile a ridurre l’impatto del cambiamento climatico. Il caso di Hera racconta come una politica aziendale orientata alla responsabilità sociale possa portare a nuove linee di business in piena integrazione con la protezione dell’ambiente locale, l’interesse dei cittadini e la crescita di una consapevolezza comune verso la necessità di governare le risorse

29/03/2019
Tra le principali urgenze delle nuove sfide globali che, per natura e complessità, si dispiegano nel lungo periodo, va sottolineata la rilevanza degli effetti dei cambiamenti climatici sia sulla disponibilità e gestione delle risorse naturali, sia sullo sviluppo economico e sugli equilibri sociopolitici.
Il legame tra cambiamento climatico e sostenibilità è un tema continuamente evidenziato nelle analisi sui rischi emergenti, non ultimo il Global Risks Report 2019 realizzato dal World Economic Forum. In tale contesto le imprese possono farsi promotrici di azioni di sostenibilità finalizzate a ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici e delle loro conseguenze anche sul proprio territorio. 
In coerenza con tale rappresentazione, l’analisi Erm aziendale, framework di gestione che permette di individuare e includere nel processo di pianificazione strategica traiettorie critiche di lungo termine, conferma per specifiche tipologie di aziende il cambiamento climatico e gli eventi a esso correlati quali driver di maggiore impatto. Essi infatti possono dare luogo a una serie di conseguenze sia dirette, sia indirette, ovvero, utilizzando il linguaggio della Task force on climate-related financial disclosure del Financial Stability Board, di natura fisica e transizionale, derivanti dalle modifiche del contesto ambientale, produttivo, sociale e urbano. Rischi a elevato impatto aumentano la difficoltà di sostenere l’ordinaria attività rendendola più complessa e più fragile: da qui deriva la necessità per le imprese di sviluppare politiche di sostenibilità.

VISIONE GLOBALE, RADICI LOCALI

L’esposizione, per qualsiasi impresa, non riguarda solo i fenomeni fisici ma anche rischi di tipo transizionale, come quelli legati a un contesto sociale che modifica la propria percezione di valore rispetto a prodotti o servizi non sostenibili, con conseguenze reputazionali ed economiche. Le imprese devono quindi essere in grado di adattare la propria attività alle mutate sensibilità sociali e agli orientamenti delle politiche nazionali e sovranazionali su temi connessi alla sostenibilità, auspicabilmente assumendo un atteggiamento anticipatore. 
Questo è un aspetto ancora più rilevante per realtà operanti direttamente sul territorio in cui risiedono, quali le multiutility, verso il quale l’aspetto della responsabilità sociale diventa fondamentale. L’orizzonte di queste aziende è popolato da una vasta platea di stakeholder, irriducibile alle sole utenze domestiche, che si estende all’ambiente, alle comunità locali e alle filiere economiche la cui resilienza dipende dalla disponibilità di efficienti servizi ambientali, idrici ed energetici. Si tratta, dunque, di una vera e propria missione di tutela delle risorse naturali che le multiutility devono preservare anche e soprattutto nell’interesse delle generazioni a venire. Rispetto per l’ambiente e legame di fiducia con il territorio sono alla base della mission che si è data Hera, multiutility che opera in Emilia Romagna e nel Triveneto nella distribuzione e vendita di energia, gas, acqua e nel trattamento dei rifiuti. Hera si è fatta promotrice di una serie di iniziative di business rispondenti a indirizzi strategici orientati alle tematiche della sostenibilità e dell’approccio al valore condiviso previsto dal modello di corporate social responsability. Procedendo dai 17 obiettivi che l’Onu ha definito nei Sustainable development goals, sono stati individuati quelli coerenti con i settori in cui Hera opera, sono stati associati ai vari business e definiti specifici obiettivi da traguardare, monitorandone costantemente l’evoluzione e misurando la parte del Mol generata dalle attività coerenti con tali obiettivi, attualmente pari a un terzo.

IL CICLO POSITIVO DEI RIFIUTI E L’EFFICIENZA ENERGETICA

Un primo esempio riguarda l’energia di cui Hera è produttore, distributore e venditore, oltre che consumatore. Una parte significativa di quanto prodotto proviene da fonti rinnovabili, tra cui la parte derivante dal trattamento della frazione organica proveniente dalla raccolta rifiuti. Da novembre scorso, Herambiente, con il supporto progettuale e realizzativo di Heratech, ha attivato un nuovo impianto di trattamento e processamento di rifiuti organici, un biodigestore anaerobico che genera compost di qualità (annualmente 20mila tonnellate) e produce 7,5 milioni di metri cubi di biogas da immettere nella rete. In linea con i principi dell’economia circolare, il rifiuto viene riutilizzato producendo un nuovo prodotto, e diventa fonte energetica contribuendo a ridurre l’emissione di CO2. 
Per una consapevole strategia aziendale, anche i consumi energetici interni sono coperti da fonti rinnovabili. Sul tema energetico va poi ricordata l’attività rivolta ai clienti e in particolare alle industrie e le pubbliche amministrazioni, grandi consumatori ai quali sono proposte iniziative volte a garantire maggiore efficienza energetica sia nella fase di produzione, sia di consumo. 

MIGLIORARE LA GESTIONE DELLE ACQUE

A Rimini, Hera è stata tra i protagonisti assieme ad altre realtà del territorio, di un esempio concreto di intervento per garantire la compatibilità tra preservazione della risorsa marina e la resilienza del territorio in condizioni di eventi meteorici estremi. L’operazione è stata realizzata dalla Direzione acqua di Hera, con il supporto di Heratech, e da Romagna Acque, e il coinvolgimento di altri interlocutori istituzionali. Il problema traeva origine dai limiti della storica rete fognaria della città che univa acque nere e bianche: in caso di eventi meteorici intensi il sistema idraulico non consentiva il collettamento dei flussi verso gli impianti di trattamento, determinando quale unica alternativa lo scarico a mare dei flussi eccedenti, con un conseguente divieto di balneazione a forte impatto per l’economia locale oltre che ambientale. Il progetto, che nella sua complessità ha riguardato interventi di separazione delle reti, realizzazione di nuove dorsali di collettamento e di volumi di accumulo, ottimizzazione della capacità di trattamento, sarà in grado di garantire la compatibilità tra tutela delle acque, qualità della balneazione e resilienza del sistema idrico a fronte di frequenti casi di eventi piovosi estremi. Un caso esemplare di contributo delle imprese al benessere del proprio territorio in un’ottica di lungo periodo. 
Entrambi i progetti sono stati riconosciuti dall’inserimento tra le best practice nel report Sdg industry matrix pubblicato dal Global Compact e da Kpmg nel 2017.

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